Sicurezza sul lavoro sì, trasparenza no: il Consiglio regionale sardo si tutela ma nasconde i curricula dei dipendenti dei gruppi
C’è una proposta di legge che circola in questi giorni tra i corridoi del Consiglio regionale della Sardegna. Si chiama PL 197, è firmata da tutti i capigruppo, Di Nolfo, Schirru, Dessena, Pizzuto, Urpi, Porcu, Ciusa, Ticca, Truzzu, destra e sinistra unite come raramente accade , e riguarda il personale assunto dai gruppi consiliari. Una rara dimostrazione di coesione trasversale. Peccato che quella coesione serva esclusivamente a regolamentare gli adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro e sorveglianza sanitaria per i dipendenti delle varie sigle partitiche presenti in via Roma. Tutto giusto, tutto doveroso. Ma c’è qualcosa che manca. Anzi, qualcosa che manca vistosamente e non per dimenticanza.
Nessuno , nemmeno uno dei nove firmatari , ha sentito il bisogno di inserire nella proposta un obbligo di pubblicazione dei curricula dei 48 dipendenti che lavorano per i gruppi consiliari sardi. Quarantotto persone pagate con denaro pubblico, delle quali i cittadini sardi non sanno praticamente nulla. Nel frattempo, però, per altre posizioni “a tempo determinato” e sostanzialmente fiduciarie come per l’attribuzione dell’incarico di addetta stampa del presidente del Consiglio regionale, la questione privacy è gestita in un altro modo.
Chi sono i 48? Nessuno lo dice.
La domanda è semplice, la risposta è avvolta nel silenzio. Chi sono i dipendenti dei gruppi consiliari del Consiglio regionale della Sardegna? Quali competenze hanno? Quali percorsi formativi e professionali li hanno portati a lavorare , con contratti finanziati dai contribuenti , all’interno delle stanze dei partiti regionali?
Sono domande legittime, anzi doverose. Perché dietro ogni assunzione nei gruppi consiliari si celano almeno tre interrogativi che gli elettori hanno il diritto di vedere chiariti. Il primo: il personale ha reali competenze legislative, utili a supportare il lavoro dei consiglieri? Il secondo, più scomodo: si tratta di assunzioni per meriti o per favori, nel solco di quella cultura clientelare che in Sardegna ha storicamente trasformato i posti pubblici in moneta di scambio politico? Il terzo, forse il più inquietante: tra questi dipendenti ci sono soggetti che rappresentano interessi di lobby, capaci di orientare dall’interno l’attività legislativa dei consiglieri regionali?
Trasparenza, lotta alla corruzione: belle parole, poca sostanza.
Non è la prima volta che il Consiglio regionale sardo dimentica convenientemente di applicare a se stesso quei princìpi di trasparenza che pure i suoi componenti invocano volentieri nei discorsi pubblici. La PL 197 ne è l’ennesima dimostrazione. Un testo tecnicamente ineccepibile, nessuno mette in dubbio la necessità di rispettare il decreto legislativo 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro , ma politicamente rivelatore nella sua omissione.
Tutti i capigruppo, nessuno escluso, hanno trovato il tempo e la volontà di coordinarsi per tutelare i propri dipendenti sotto il profilo sanitario. Non uno di loro ha proposto, anche solo come comma aggiuntivo, l’obbligo di rendere pubblici i curricula di chi lavora per i gruppi. Un’omissione che, a questo punto, è difficile definire casuale.
Una richiesta elementare: “Pubblicate i CV”.
La richiesta che questa vicenda impone di avanzare è di una semplicità disarmante: pubblicate i curricula dei 48 dipendenti dei gruppi consiliari. Non è una pretesa rivoluzionaria. È il minimo che uno Stato di diritto dovrebbe garantire ai propri cittadini quando si parla di personale finanziato con denaro pubblico.
Gli elettori sardi meritano di sapere chi lavora nelle stanze dei loro rappresentanti, con quali titoli e con quali trascorsi. E meritano di saperlo non perché si voglia fare del moralismo a buon mercato, ma perché la trasparenza è l’unico antidoto reale alla corruzione, al clientelismo e all’infiltrazione di interessi privati nelle istituzioni pubbliche.
La PL 197 è un’occasione persa. O forse no: c’è ancora tempo per emendarla. Qualcuno avrà il coraggio di farlo?
