15 Ottobre 2026
Europa

Sicurezza nucleare sotto tiro: l’allarme dell’AIEA sui reattori in Ucraina e Medio Oriente

I conflitti in corso in Europa e in Medio Oriente stanno minando pericolosamente la sicurezza degli impianti nucleari globali, elevando al massimo il rischio di incidenti catastrofici. A lanciare il drammatico avvertimento è il Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Mariano Grossi, durante il discorso di apertura del Consiglio dei Governatori a Vienna. Grossi ha ribadito con fermezza che le centrali non devono mai diventare bersagli militari, definendo ogni attacco un “tabù assoluto”. Oltre alle minacce belliche, l’Agenzia si trova oggi a fare i conti con una crisi di liquidità senza precedenti, che rischia di bloccarne le attività entro l’estate.

Ucraina: blackout a Zaporizhzhya e raid su Chernobyl.

La situazione dei siti nucleari ucraini resta estremamente critica. Il fulcro delle preoccupazioni rimane la centrale di Zaporizhzhya (ZNPP), la cui stabilità elettrica è appesa a un filo. Dopo il danneggiamento della linea principale da 750 kV avvenuto a marzo, l’impianto ha dipeso per mesi da un unico collegamento di riserva. Proprio nei giorni scorsi, la centrale ha subito il suo diciottesimo blackout totale dall’inizio della guerra: un blocco di ben 15 ore che ha costretto gli operatori ad attivare d’urgenza i generatori diesel d’emergenza per raffreddare i sei reattori spenti.

L’AIEA è riuscita a mediare un sesto cessate il fuoco locale tra Russia e Ucraina per consentire le riparazioni della linea principale. Tuttavia, le operazioni sono state rallentate da un grave incidente durante la bonifica delle mine, in cui sono rimasti feriti alcuni militari russi. Ad aggravare il quadro bellico, un drone ha recentemente colpito e penetrato un edificio della turbina del sito.

Scenario altrettanto inquietante nella zona di esclusione di Chernobyl. Un attacco con drone ha colpito il deposito centrale del combustibile nucleare esaurito, provocando ingenti danni strutturali all’edificio di ricezione, dove si trova anche l’ufficio dei formali controlli di sicurezza (safeguards) dell’AIEA. Fortunatamente, i livelli di radiazione sono rimasti nella norma e non si registrano contaminazioni, ma lo stoccaggio delle scorie a poche centinaia di metri dal punto dell’impatto evidenzia la fragilità della situazione.

Fronte mediorientale: droni sugli Emirati e stallo in Iran.

L’ombra della guerra minaccia il nucleare anche nel Golfo Persico. Grossi ha formalizzato l’allarme per un grave attacco subito lo scorso 17 maggio dalla centrale di Barakah, negli Emirati Arabi Uniti, dove un drone con un significativo carico esplosivo ha danneggiato un’installazione elettrica, costringendo l’impianto a ricorrere ai generatori diesel di emergenza. Anche in questo caso non si sono registrate fuoriuscite radioattive, ma l’evento ha scosso profondamente i leader della regione.

Parallelamente, la crisi in Iran ha assunto contorni allarmanti sul piano della non proliferazione. A causa dei combattimenti, l’AIEA ha dovuto sospendere per mesi le ispezioni sul campo, riuscendo a compiere solo la scorsa settimana una verifica di routine nella centrale di Bushehr. In tutti gli altri siti dichiarati, gli ispettori non hanno accesso da quasi un anno a causa delle conseguenze degli attacchi militari subiti dal Paese nel giugno 2025. Questa prolungata assenza di controlli ha causato la perdita della “continuità della conoscenza” sulle scorte di Teheran, che includono ben 440 chilogrammi di uranio arricchito che l’AIEA non può verificare, impedendo di fatto il monitoraggio del rispetto dei trattati internazionali.

La diplomazia dell’atomo e lo spettro del default finanziario.

Se sul fronte ispettivo e geopolitico l’AIEA si muove in un terreno minato, sul piano dello sviluppo scientifico e della cooperazione l’attività prosegue a pieno ritmo. I programmi faro dell’agenzia continuano a espandersi: l’iniziativa Rays of Hope ha permesso di inaugurare i primi centri pubblici di radioterapia contro il cancro in Africa e in America Latina , mentre i programmi Atoms4Food e ZODIAC stanno potenziando la sicurezza alimentare e il tracciamento delle malattie zoonotiche in decine di Stati membri. Sul fronte tecnologico, cresce l’interesse mondiale per i piccoli reattori modulari (SMR) , considerati una svolta energetica sia per i data center legati all’intelligenza artificiale sia per la propulsione della marina civile.

Tuttavia, tutte queste attività rischiano un brusco arresto a causa di una crisi interna senza precedenti: l’AIEA è a corto di fondi. Ad oggi, i mancati pagamenti delle quote associative da parte degli Stati membri in arretrato hanno accumulato un buco di bilancio da circa 250 milioni di euro.

Il Direttore Generale Grossi è stato categorico: anche usando l’intero fondo di capitale di riserva, l’autonomia finanziaria dell’AIEA è garantita solo fino a metà agosto. Senza un immediato stanziamento dei contributi dovuti, l’Agenzia non sarà più in grado di far fronte ai propri obblighi legali e rischia il blocco totale delle operazioni, compreso il pagamento degli stipendi dei propri dipendenti e degli ispettori nucleari distribuiti nel mondo.

foto iaea.org