9 Maggio 2026
Europa

Sicurezza nucleare: la Corte dei Conti UE boccia la strategia europea, la Commissione ammette le lacune

La cooperazione internazionale dell’Unione europea in materia di sicurezza nucleare è efficace sulla carta, ma zoppica nella pratica. È questa, in sintesi, la conclusione di un rapporto speciale della Corte dei Conti europea, che ha acceso i riflettori su tre nodi critici: la mancanza di una strategia organica, un sistema di monitoraggio inadeguato e una ripartizione dei costi tra donatori internazionali tutt’altro che equilibrata. A stretto giro, la Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna hanno riconosciuto la necessità di migliorare, fornendo le proprie risposte in seguito a un’interrogazione scritta presentata dal deputato del gruppo Renew Joachim Streit.

Il monitoraggio guarda agli output, non ai risultati reali.

Uno dei rilievi più pesanti della Corte riguarda il modo in cui vengono misurati i risultati dei progetti finanziati dall’UE: il monitoraggio, secondo gli auditor, si concentra sugli output, ovvero su ciò che viene prodotto o consegnato, piuttosto che sui miglioramenti concreti della sicurezza nucleare. In altre parole, si conta quante attività vengono svolte, non quanto effettivamente migliorano la situazione sul campo.

La Commissione ha risposto indicando che il Programma indicativo pluriennale per lo Strumento europeo per la cooperazione internazionale in materia di sicurezza nucleare prevede l’utilizzo di indicatori di performance articolati su tre livelli, impatto, attuazione e indicatori specifici di progetto. I partner esecutivi sono tenuti a rendicontare periodicamente i progressi rispetto a questi indicatori durante l’intera vita del progetto.

Criteri di selezione: geopolitica e sicurezza, un equilibrio difficile.

Il secondo punto sollevato nell’interrogazione tocca un tema particolarmente delicato: fino a che punto le scelte dei progetti da finanziare sono guidate da considerazioni di sicurezza nucleare reale, e fino a che punto da interessi geopolitici o di politica estera? La Commissione ha chiarito che la selezione iniziale delle proposte di cooperazione si basa su una pluralità di criteri, budget, durata, maturità del progetto, storico dei partner, entità del rischio nucleare, priorità politica, valore aggiunto per le politiche UE, sostenibilità e urgenza. Gli interessi geopolitici, ha precisato Bruxelles, sono presenti e incorporati in alcuni di questi criteri, ma non sono l’unico fattore determinante.

Una risposta che, tuttavia, lascia aperta la questione sollevata dalla Corte dei Conti: garantire che la sicurezza nucleare abbia sempre la precedenza su considerazioni di opportunità politica rimane una sfida concreta e non ancora pienamente risolta.

Chi paga di più? Il nodo della ripartizione dei costi.

Il terzo fronte critico riguarda la distribuzione degli oneri finanziari nei progetti a finanziamento multiplo. La Corte aveva rilevato che in alcuni casi l’UE aveva finito per farsi carico di una quota maggiore rispetto a quanto originariamente pianificato, anche per sopperire al ritiro o alla riduzione dei contributi di altri donatori internazionali.

La Commissione ha confermato il meccanismo, giustificandolo con ragioni di urgenza e priorità: quando si profila un disavanzo nei contributi degli altri donatori, Bruxelles può decidere di aumentare la propria quota per evitare ritardi nell’attuazione dei progetti, con i rischi aggiuntivi di sicurezza e l’aumento dei costi che ne deriverebbero. Ogni donatore, ha ricordato la Commissione, decide in modo autonomo l’entità del proprio contributo, con l’obiettivo comune di coprire l’intero budget stimato del progetto.

Una logica comprensibile sul piano operativo, ma che di fatto scarica sull’UE, e quindi sui contribuenti europei, il peso delle inadempienze altrui, senza che esistano meccanismi vincolanti per prevenire questo squilibrio in futuro.

foto di distelAPPArath da Pixabay.com