Sicurezza dei minori online: il report della Commissione UE. “Nuovo approccio per fasce d’età”.
È stato reso pubblico il rapporto finale del Panel speciale sulla sicurezza dei minori online e sulle possibili restrizioni di età per l’accesso ai social media, istituito nel marzo 2026 dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Il rapporto sottolinea come la sicurezza online dei minori sia diventata una priorità politica a livello internazionale: dopo l’introduzione in Australia di un “rinvio” dell’accesso ai social media, anche Regno Unito e Canada stanno preparando proposte legislative, mentre l’Indonesia ha già adottato un divieto. A giugno 2026 il G7 ha raggiunto per la prima volta un’intesa ad alto livello su principi comuni per proteggere i minori dai rischi digitali. A livello europeo, diversi Stati membri , Francia, Grecia, Danimarca, Svezia e altri , stanno legiferando autonomamente su soglie minime di età, con il rischio concreto di frammentare il mercato unico digitale.
Il Panel si è riunito tre volte tra marzo e giugno 2026, coinvolgendo accademici, professionisti, rappresentanti di giovani e genitori. Il primo incontro, il 5 marzo, ha analizzato le evidenze scientifiche sull’impatto dei social media sui minori; il secondo, il 16 aprile, si è concentrato sulla legislazione UE esistente; il terzo, il 16 giugno, ha discusso le politiche nazionali e le possibili raccomandazioni. Al lavoro hanno contribuito anche la presidenza irlandese del Consiglio UE, il Lussemburgo, Paesi terzi come Australia e Brasile, il Parlamento europeo e organizzazioni come l’OHCHR delle Nazioni Unite e il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB).
Sei principi guida.
Il cuore del rapporto è costituito da sei principi guida che strutturano l’intera analisi. Il primo riguarda un approccio evolutivo, cioè la necessità di regole calibrate sulle diverse fasi di sviluppo dei minori. Il secondo richiama uguaglianza e diversità, ovvero il riconoscimento delle disuguaglianze nell’esposizione ai rischi online tra gruppi socioeconomici e demografici diversi. Il terzo si concentra sulla protezione dei minori da contenuti dannosi, funzionalità che generano dipendenza e reati come l’abuso sessuale. Il quarto principio riguarda la responsabilità dei fornitori di servizi digitali e i diritti dei consumatori, con l’idea che siano le piattaforme a dover dimostrare la sicurezza dei propri servizi. Il quinto è dedicato all’empowerment e all’educazione ai media, per sostenere genitori, insegnanti e ragazzi nella transizione verso un uso autonomo e consapevole del digitale. Il sesto, infine, richiama i diritti dei minori e la loro partecipazione, affermando che ogni restrizione di età deve essere proporzionata, limitata nel tempo e bilanciata con il migliore interesse del bambino.
La raccomandazione chiave: stop ai social prima dei 13 anni.
La proposta più rilevante del rapporto è l’introduzione di una restrizione armonizzata a livello UE all’accesso a social media e altri servizi digitali, inclusi i compagni virtuali basati su intelligenza artificiale, per i minori sotto i 13 anni, salvo autorizzazione e supervisione dei genitori o contesti educativi. Gli Stati membri potranno introdurre soglie precauzionali aggiuntive per gli adolescenti sopra questa età. I Co-Presidenti chiariscono che l’onere della prova dovrebbe ricadere sulle piattaforme, che dovrebbero dimostrare la sicurezza dei propri servizi prima di renderli accessibili ai minori, e non su genitori o regolatori.
Tra le altre raccomandazioni principali figurano l’introduzione di sistemi di verifica dell’età proporzionati e rispettosi della privacy, con tecnologie come lo “Zero Knowledge Proof” pensate per evitare la tracciabilità degli utenti, e l’estensione di regole armonizzate su funzionalità di sicurezza, come limiti allo scroll infinito, all’autoplay e ai sistemi di raccomandazione. Il rapporto chiede inoltre un rafforzamento delle capacità di enforcement tra le autorità di controllo e l’adozione rapida di norme più severe contro l’abuso sessuale online sui minori, ricordando che oltre l’80% delle indagini in materia parte da segnalazioni delle piattaforme stesse. Viene infine sollecitato un rafforzamento dell’accesso dei ricercatori ai dati delle piattaforme, sulla base dell’articolo 40 del Digital Services Act.
Un approccio “a misura di età”.
Il rapporto insiste sulla necessità di superare la visione dei minori come gruppo omogeneo, proponendo invece un modello differenziato per fasce d’età: nessun uso di schermi e social fino ai 2 anni, un uso strettamente supervisionato dai 3 ai 12 anni, e un’autonomia digitale progressiva dai 13 ai 18 anni. Il documento scende ulteriormente nel dettaglio, distinguendo sei sotto-fasce – 0-2, 3-5, 6-9, 10-12, 13-15 e 16-18 anni – ciascuna con vulnerabilità specifiche. Si va dal rischio di “technoference”, ovvero l’interferenza della tecnologia nelle interazioni tra genitore e figlio nella prima infanzia, alla vulnerabilità estrema tra i 10 e i 12 anni, quando, secondo una ricerca citata nel rapporto, ottenere il primo smartphone a 12 anni anziché a 13 sarebbe associato a un rischio più elevato di depressione, fino ai rischi legati alla dipendenza da chatbot e “compagni IA” durante l’adolescenza.
I rischi documentati: dal cyberbullismo all’abuso sessuale generato dall’IA.
Il rapporto dedica ampio spazio all’evidenza scientifica sui rischi, distinguendo fattori sociali e individuali. Le ragazze risultano più esposte a molestie sessuali online e a un cyberbullismo di stampo sessista, mentre le comunità LGBTIQ+ segnalano tassi elevati di odio online. I minori con bisogni educativi speciali o disabilità risultano particolarmente vulnerabili ad adescamento e cyberbullismo, e quelli appartenenti a minoranze etniche e religiose sono bersaglio frequente di discorsi d’odio.
Dati particolarmente allarmanti riguardano la pedopornografia generata con l’intelligenza artificiale: le segnalazioni di materiale di abuso sessuale su minori generato da IA sarebbero passate da circa 5.000 casi nel 2023 a 1,3 milioni nel 2025, con un aumento di oltre 26 volte dei video di questo tipo tra il 2024 e il 2025. Il rapporto cita anche il caso “White Tiger”, relativo a un sospetto arrestato in Germania nel 2025 e collegato al network estremista online “764”, accusato di oltre 200 reati contro più di 30 minori in diversi Paesi.
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