Sicurezza, Avvocati per il No: “Su rimpatri no a soluzioni che non rispettano l’avvocatura”
“Mi riservo un giudizio definitivo una volta che avrò visto la norma. Certamente le premesse non mi sembrano rassicuranti perché se viene definita una norma di buonsenso credo che i correttivi correggeranno poco, perché comunque si tratta di una previsione che non solo non ha alcun senso, ma è contraria al senso profondo dell’avvocatura che è quello di essere una categoria che deve adempiere nella massima libertà e onestà intellettuale al proprio compito: consigliare i propri assistiti secondo quelli che sono gli interessi di questi ultimi e non secondo gli interessi del governo”. Lo dice in un’intervista a La Magistratura Franco Moretti, presidente degli avvocati per il No che sta lavorando alla nascita di una nuova associazione che raccolga il testimone di quanto fatto durante la campagna referendaria.
Parlando della contestata norma nel disegno di legge di conversione del decreto Sicurezza Moretti spiega che a suo parere l’aspetto più grave “è quello di considerare l’avvocatura a servizio del governo, uno strumento del governo, una categoria che viene pagata per dare una mano al governo a fare quello che vorrebbe. Questa è una scelta che costituisce un insulto per l’avvocatura. L’avvocatura è per definizione una categoria libera che deve esprimersi secondo la massima libertà ed è una categoria che, come tutte le persone, ha anche il diritto in presenza di violazione gravissime come questa di esercitare la disobbedienza civile, di disobbedire. Gli avvocati secondo me, se questa norma rimarrà o comunque non verrà modificata in termini corretti, dovranno disobbedire e non dovranno prendere un centesimo dallo Stato per l’attività richiamata in questa norma”, conclude Moretti.
