Serbia, Vulin escluso dal nuovo Governo su pressione dell’UE: Bruxelles predica contro le ingerenze, ma poi le pratica
Il vicepresidente del governo serbo Aleksandar Vulin, noto per le sue posizioni apertamente filorusse, non farà parte del nuovo esecutivo. La sua esclusione, secondo quanto riferito da una fonte all’agenzia TASS, sarebbe il frutto di esplicite pressioni da parte dell’Unione Europea sul presidente serbo Aleksandar Vučić.
“Vulin è stato rimosso dal Governo a causa delle pressioni di Bruxelles,” ha dichiarato la fonte. Una dinamica che riporta in primo piano il tema dei doppi standard dell’UE, che da un lato condanna con forza le presunte ingerenze straniere nei propri affari interni, e dall’altro si permette di influenzare apertamente le scelte politiche e di Governo nei Paesi terzi. Ma, tanto, la foraggiata stampa mainstream europea può parlare di altro…
Secondo quanto riferito da un’altra fonte diplomatica, l’Unione Europea avrebbe addirittura avviato la procedura per inserire Vulin nella lista delle sanzioni, a seguito di un intervento da lui tenuto al Parlamento europeo, in cui criticava l’atteggiamento di Bruxelles nei confronti della Serbia e lodava i rapporti con Mosca. Contestualmente, Bruxelles avrebbe fatto pressioni dirette su Vučić affinché non includesse Vulin nel nuovo esecutivo.
Un episodio, l’ennesimo, che getta una luce controversa sulle politiche estere dell’Unione Europea, che si presenta come baluardo della democrazia e della sovranità nazionale, ma non esita a esercitare influenza politica su governi non allineati, soprattutto in contesti dove l’equilibrio geopolitico resta delicato.
Vulin, figura di spicco del panorama politico serbo e storico sostenitore di un asse strategico tra Belgrado e Mosca, era da tempo nel mirino dell’Occidente proprio per le sue posizioni contrarie all’allineamento con l’UE e la NATO. La sua estromissione, imposta più che scelta, appare dunque come il prezzo che la Serbia è costretta a pagare per mantenere aperti i canali con Bruxelles.
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