8 Agosto 2026
Europa

Sempre più pensionati continuano a lavorare in Ue.

Lavorare dopo il pensionamento è una realtà sempre più diffusa nell’Unione europea, soprattutto tra chi esercita un’attività autonoma. Secondo i dati dell’Indagine sulla forza lavoro (Labour Force Survey) relativi al 2023, il 56,4% dei pensionati autonomi ha continuato a lavorare anche dopo aver ricevuto la prima pensione di vecchiaia.

I Paesi nordici guidano la classifica: in Svezia, quasi tutti i pensionati autonomi (98,4%) sono rimasti attivi nel mercato del lavoro, seguiti da Finlandia (88,0%) e Irlanda (87,7%). All’estremo opposto, Spagna (18,2%) e Grecia (20,3%) registrano le percentuali più basse, con Slovenia al 40,4%.

Sempre nel 2023, il 10,2% dei pensionati di età compresa tra i 50 e i 74 anni risultava ancora occupato. Un dato significativo riguarda la modalità di impiego: il 57% di loro lavorava part-time, una percentuale nettamente superiore rispetto al 16,2% registrato tra i lavoratori non pensionati.

L’impiego part-time tra i pensionati è una tendenza diffusa in tutti gli Stati membri, ma con marcate differenze. La Croazia detiene il primato con l’89,4% dei pensionati occupati a tempo parziale, seguita da Svezia (79,2%) e Belgio (78,0%). La Croazia mostra anche il maggiore divario rispetto ai non pensionati, con una differenza di 86 punti percentuali.

Al contrario, Bulgaria registra le quote più basse di pensionati (9,2%) e non pensionati (1,2%) impiegati part-time, seguita da Lituania (19,0%) e Lettonia (23,2%).

Un dato curioso arriva dai Paesi Bassi, che pur avendo la più alta incidenza di lavoro part-time in assoluto, mostrano il minore scarto tra pensionati (57,8%) e non pensionati (39,4%), a testimonianza di una cultura lavorativa più flessibile e diffusa trasversalmente tra le fasce d’età.

foto islandworks da Pixabay.com