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Selezioni per un progetto che non c’è (ancora): in regione si cercano figure professionali sull’Einstein Telescope prima del verdetto.

C’è un confine sottile tra promozione e propaganda, tra programmazione e improvvisazione. La Regione Sardegna sembra averlo superato con disinvoltura pubblicando un bando di selezione per sei figure professionali destinate alla “divulgazione” dell’Einstein Telescope, un progetto che – è bene ricordarlo – non è stato assegnato alla Sardegna.

Il 14 gennaio 2026, il Consorzio UnitelSardegna ha annunciato la selezione di personale per attività di divulgazione e mediazione territoriale legate al progetto Einstein Telescope nel sito di Sos Enattos. Peccato che tutto questo poggi su una candidatura ancora in gara, il cui esito dipenderà da decisioni internazionali e da una competizione tutt’altro che scontata.

In altre parole: si cercano lavoratori per un progetto che potrebbe non partire, sportelli informativi per un’infrastruttura che rischia di restare sulla carta, attività di “dialogo comunitario” su un futuro che potrebbe dissolversi il giorno dopo l’annuncio della sconfitta della candidatura sarda. Un capolavoro di burocrazia performativa: si bandiscono selezioni, si producono atti, si muove la macchina amministrativa per dimostrare che “si sta facendo qualcosa”, anche se quel qualcosa potrebbe rivelarsi inutile nel giro di pochi mesi.

Il paradosso è evidente. Se la Sardegna non dovesse aggiudicarsi l’Einstein Telescope, che fine faranno queste sei figure professionali? Divulgatori di un progetto perso? Mediatori di un sogno sfumato? Addetti all’ordine di sportelli destinati a chiudere prima ancora di aprire?

Il sospetto, neppure troppo velato, è che si tratti dell’ennesima operazione di occupazione simbolica, utile più a riempire comunicati stampa e giustificare spesa pubblica che a produrre un reale impatto scientifico o occupazionale. Una pratica ben nota: si anticipa il successo, si costruisce una narrazione istituzionale, si creano micro-incarichi e selezioni “a progetto”, salvo poi archiviare tutto nel silenzio qualora il progetto evapori.

Nel frattempo, però, si alimentano aspettative, si coinvolgono territori fragili nell’Isola, si promettono ricadute e opportunità. E quando – se – il progetto non arriverà, a restare sarà solo l’ennesima delusione e la sensazione di essere stati usati come comparse in una campagna di auto-legittimazione politica. Insomma, una nuova milestone che segue l’iniziativa estemporanea del sito web in sardo dello scorso mese di luglio. Cinque paginette “in sardu” (alcune con gli stessi video giusto per rimarcare la varietà d contenuti) e una vetrina “sui partner di una candidatura in corso” non sembrano poi questo grande esercizio di “diffusione dell’identità” e, prima ancora, di capacità informativa.

A destare stupore sono anche i termini dell’operazione. Lanciato il 14 gennaio, i candidati interessati avranno 12 giorni di tempo per presentare la candidatura. E’ la programmazione bellezza!