Scuola, Renato Soru: “Il Ministero chiude le scuole, noi le vogliamo aperte tutto il giorno”.

Continuano senza interruzioni le tappe della campagna di Renato Soru. A interessare il tour de force dell’ex presidente della Regione, oggi, è stato il Liceo “Siotto Pintor” dove si è tenuto un incontro con alcuni rappresentanti del mondo della scuola con l’obiettivo di fare il punto sulla condizione (sempre meno rosea) nella quale grava il sistema scolastico sardo.

“Mentre la Regione di destra lascia che il Ministero chiuda le scuole, noi vogliamo tenerle aperte per tutta la giornata come centri di educazione e aggregazione per giovani e adulti”, ha dichiarato Soru illustrando il piano straordinario per la scuola inserito nel programma della Rivoluzione Gentile.

Piano che prevede una nuova legge sulla scuola “per migliorare le competenze dei ragazzi, renderli cittadini migliori, liberi, responsabili e anche più pronti per il mondo di oggi” e, prosegue, “per combattere la dispersione scolastica”

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“Se iniziassimo oggi con questo piano straordinario, se ci prendessimo cura dei bambini dalla prima elementare fino a quando finiranno l’Università, tra 15 anni la percentuale dei nostri laureati sarebbe più vicina a quella francese o tedesca”.

Obiettivo alla portata di mano per il leader della coalizione sarda laddove si sia capaci di sfruttare i circa 10 miliardi di euro di risorse europee a disposizione entro il 2027: “Le politiche europee spingono su valori che sono anche i nostri come conoscenza, istruzione, fantasia, creatività, transizione digitale. Possiamo rendere le scuole più belle e accoglienti, in modo che i ragazzi abbiano voglia di tornarci e viverle diversamente: le vogliamo a tempo pieno e aperte fino a tardi per diventare, soprattutto nei paesi, un luogo aperto, un presidio culturale e sociale per i giovani e anche per i meno giovani, dove si possano fare laboratori e seguire attività. Tante scuole hanno palestre o addirittura teatri che sono chiusi, mentre le famiglie sono costrette a portare i figli da una parte all’altra della città per lo sport o altre attività culturali. E vogliamo che nei programmi scolastici entrino la lingua, la cultura e l’arte sarda: i ragazzi devono studiare l’epoca dei Comuni ma anche quella dei Giudicati”.

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Serve, però, un rinnovato rispetto della Regione, per dire di maggiore responsabilità, verso le proprie competenze: “Siamo stati talmente abituati che la scuola fosse dello Stato – chiosa Soru – che la Regione non se n’è mai occupata né lo hanno fatto le Province o i Comuni, tranne per il normale funzionamento e le manutenzioni necessarie. Eppure da 24 anni abbiamo la competenza concorrente con lo Stato, grazie alla riforma del titolo V della Costituzione: non l’abbiamo mai utilizzata. Lo Stato pensa solo a tagli, come per il nuovo piano di dimensionamento scolastico di cui sentiamo parlare in questi mesi. Studenti, famiglie e personale scolastico vengono trattati come numeri e pacchi da spostare”.

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“La scuola – conclude – è la prima infrastruttura che dobbiamo fare, più importante di qualsiasi opera pubblica, perché ritengo che l’istruzione sia la massima forma di giustizia sociale, un patrimonio da garantire a tutti soprattutto a chi parte da condizioni più difficili”.