17 Marzo 2026
Europa

Scudo europeo per la democrazia e fondi ai media, scontro sul controllo delle risorse Ue

Il finanziamento europeo ai media torna al centro del dibattito politico dopo un’interrogazione presentata alla Commissione europea dall’eurodeputata Catherine Griset, mirata a far luce sullo scarso controllo democratico e proporzionalità nella gestione delle risorse destinate al settore.

La questione nasce dalla dichiarazione firmata il 4 novembre 2025, sotto la Presidenza danese del Consiglio dell’Ue, da 32 Paesi europei sul ruolo dei media e dell’intelligenza artificiale nell’ambito del futuro “European Democracy Shield”. Il documento punta a rafforzare il sostegno ai media, contrastare la disinformazione – anche quella generata dall’IA – e prevenire interferenze straniere nei processi democratici.

Secondo Griset (e non solo), tuttavia, il meccanismo si è tradotto invece in una azione mirata a tutelare un uso distorto dei fondi europei, producendo censura nei confronti dei media di opposizione e una perdita di indipendenza per le testate e i cosiddetti “trusted flaggers” finanziati con risorse pubbliche. Nell’interrogazione, l’eurodeputata sostiene che, con l’entrata in vigore dello Scudo europeo per la democrazia, giornalisti e organi di stampa potrebbero diventare di fatto assimilabili a soggetti pubblici o semi-pubblici.

Per evitare questo scenario, Griset propone di “democratizzare” il sistema, affidando la determinazione dei finanziamenti non solo alla Commissione e ai governi nazionali, ma anche ai parlamentari di ciascuno Stato membro, secondo un criterio proporzionale.

Nella risposta scritta del 23 febbraio 2026, la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, a nome della Commissione, ha però respinto le critiche dell’esponente dei Patrioti per l’Europa, affermando che “l’Esecutivo europeo a tutela dell’indipendenza editoriale”.

“Tutti i progetti di informazione cofinanziati dall’Ue operano, ovviamente secondo la narrazione della Commissione, nel pieno rispetto dell’autonomia editoriale, come previsto nei bandi e nei relativi accordi di sovvenzione”.

Quanto alla governance dei fondi, la Commissione richiama le disposizioni dei Trattati, in particolare gli articoli 317-319 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che disciplinano l’esecuzione e il controllo democratico del bilancio Ue.

Dichiarazioni, quelle della Virkkunen, che cozzano con la realtà dei fatti. In Ue, infatti, le istituzioni stanziano sì milioni di euro per il pluralismo dell’informazione ma, ad oggi, tali risorse passano per call inaccessibili e per regole non scritte che, di fatto, premiano i grandi gruppi editoriali, impedendo, di fatto, una vera stampa libera e democratica in Ue, traducendo il finanziamento pubblico Ue in un indebito condizionamento politico.

foto Gerd Altmann da Pixabay.com