Scritta “TITO” sul Monte Sabotino, Bruxelles risponde: “La memoria storica resta competenza nazionale”.
La controversa scritta “TITO” che da decenni domina il Monte Sabotino, al confine tra Slovenia e Italia, non è questione su cui l’Unione europea può intervenire direttamente. Lo chiarisce la Commissione europea in una risposta scritta all’interrogazione presentata da un nutrito gruppo di eurodeputati italiani del gruppo ECR (Conservatori e Riformisti Europei), tra cui Alessandro Ciriani, Carlo Fidanza e Nicola Procaccini.
Gli europarlamentari hanno chiesto a Bruxelles di sollecitare le autorità slovene alla rimozione dell’enorme scritta, considerata un’offesa alla memoria delle vittime italiane delle foibe e delle persecuzioni comuniste nel secondo dopoguerra che, tra le tante, portarono all’esodo di oltre 300mila italiani dalle regioni dell’Istria, Dalmazia e Quarnaro.
Una scritta, ancora, più volte definita per quello che è, ovvero “un monumento celebrativo di un regime sanguinario” (come non menzionare le uccisioni nell’isola di Goli Otok) e, ancora, “una provocazione nei confronti dell’Italia”.
Difficile, però, riscontrare equilibrio da parte della Commissione europea, sempre in prima linea per stigmatizzare (giustamente) le azioni lesive della memoria e poco propensa a tutelare altre “realtà storiche”. D’altronde anche lo stesso programma CERV, della democratica Ue (anche se le risposte ai redress dei suoi valutatori provano a sostenere il contrario) discrimina in tal senso.
Dunque, l’UE promuove la memoria, ma non può imporre decisioni come ha evidenziato il commissario Michael McGrath, ribadendo che l’Unione europea “è fondata su valori condivisi, incompatibili con crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, compresi quelli commessi dai regimi totalitari” ma, ha aggiunto, “le politiche commemorative rientrano nella competenza esclusiva degli Stati membri“. E sì! Viviamo in una Europa dei valori fondativi condivisi…
Nel caso specifico, ha aggiunto l’esponente della Commissione von der Leyen, l’UE non può imporre la rimozione di simboli come la scritta “TITO”, ma può svolgere un ruolo di facilitatore e sostenere progetti per la promozione della memoria storica, anche attraverso finanziamenti destinati a iniziative educative e commemorative dei crimini commessi da regimi autoritari come nazismo, fascismo, stalinismo e comunismo totalitario. Se parliamo del programma CERV lasciamo perdere…
La Commissione non ha quindi annunciato alcuna intenzione di rivolgersi direttamente alle autorità slovene in merito alla questione sollevata dai deputati italiani. Un segnale, questo, che conferma la volontà di Bruxelles di rispettare il principio di sussidiarietà in ambiti particolarmente sensibili, come quello della gestione della memoria storica nazionale.
Caso, quello del Monte Sabotino, che si inserisce in un contesto di tensione ricorrente tra memoria nazionale e sensibilità europea. E se da un lato l’UE promuove il riconoscimento condiviso delle vittime di tutti i totalitarismi, dall’altro si muove con cautela per evitare di interferire nei delicati equilibri storici e identitari dei suoi Stati membri. Se non è incoerenza e doppio standard questo…
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