6 Giugno 2026
Europa

Scontro sulla libertà dei media in UE: la destra attacca Bruxelles per il caso della tv francese C8

Lo spettro del doppio pesismo politico continua ad agitare i corridoi della Commissione Europea, questa volta sul delicatissimo terreno della libertà di stampa e del pluralismo televisivo. Al centro dell’ultimo caso c’è la decisione, presa dall’autorità di regolamentazione francese per la comunicazione audiovisiva, di non rinnovare la licenza sul digitale terrestre a C8, emittente nota per le sue posizioni conservatrici e fortemente critica nei confronti del governo di Parigi.

Il caso è esploso a Bruxelles attraverso una dura interrogazione scritta firmata da un gruppo di eurodeputati del gruppo Patriots for Europe, tra cui Catherine Griset e Jean-Paul Garraud. I parlamentari hanno accusato apertamente la Commissione di applicare due pesi e due misure, sottolineando come l’oscuramento della tv di destra francese sia passato sotto il silenzio dell’Esecutivo europeo, mentre nel recente passato la revoca della licenza all’emittente radiofonica ungherese di sinistra Klubrádió aveva spinto Bruxelles a trascinare il governo di Viktor Orbán davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con una procedura d’infrazione.

L’accusa di parzialità e il caso della tv C8.

I deputati della destra europea hanno chiesto formalmente alla Commissione se intenda avviare una procedura d’infrazione contro le autorità francesi per il caso C8, denunciando come la licenza sia stata negata a fronte di sanzioni e infrazioni considerate minori. Nell’interrogazione viene sollevato un dubbio esplicito sulla neutralità delle istituzioni europee, accusate di proteggere e tutelare esclusivamente le realtà editoriali di area progressista, senza concedere le medesime tutele ai media di area conservatrice.

Il testo chiede inoltre se i servizi dell’esecutivo comunitario responsabili dell’applicazione del recente European Media Freedom Act, la legge europea sulla libertà dei media, siano adeguatamente sensibilizzati sulla necessità di difendere il pluralismo e la libertà di espressione in modo inclusivo e non discriminatorio.

La replica della Commissione: “Decisioni basate sul diritto, non sull’ideologia”.

La risposta ufficiale di Bruxelles, affidata alla Vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, respinge con fermezza ogni accusa di parzialità ideologica. “La Commissione ha chiarito che le proprie azioni di vigilanza sono rigorosamente guidate dalle prove e dai fondamenti giuridici del diritto dell’Unione, senza alcun condizionamento legato alla linea editoriale o all’orientamento politico dei media coinvolti. L’esecutivo europeo ha ricordato che le decisioni sul rilascio, il rinnovo o la revoca delle licenze di trasmissione spettano in prima battuta alle autorità di regolamentazione nazionali”.

Virkkunen ha inoltre evidenziato che la maggior parte delle norme dello European Media Freedom Act è entrata in vigore nell’agosto del 2025. In base a queste regole, che integrano la Direttiva sui servizi di media audiovisivi, i provvedimenti nazionali che colpiscono i fornitori di servizi media devono tassativamente rispettare i criteri di trasparenza, oggettività, proporzionalità e non discriminazione. Tali decisioni devono essere assunte da autorità indipendenti e restano in ogni caso soggette a un effettivo ricorso giurisdizionale davanti ai tribunali dei singoli Stati.

Infine, l’esecutivo europeo ha smontato il parallelismo con il caso ungherese di Klubrádió, precisando che quella specifica procedura d’infrazione si basava su presupposti giuridici completamente diversi, legati al codice europeo delle comunicazioni elettroniche, alle direttive quadro sulle reti e alla Carta dei diritti fondamentali.

foto Gerd Altmann da Pixabay.com