Schiaffo all’Ue: l’Ungheria fuori dalle sanzioni Usa su petrolio e gas russi.
L’Ungheria, piccolo Paese dell’Ue, è riuscita a strappare un’esenzione totale dalle sanzioni statunitensi contro le forniture di petrolio e gas provenienti dalla Russia. Lo ha annunciato il primo ministro Viktor Orbàn, al termine del suo incontro alla Casa Bianca con il presidente Donald Trump, segnando un nuovo capitolo nelle già complesse relazioni energetiche tra Budapest, Washington e Mosca.
“L’Ungheria sarà completamente libera dalle sanzioni per quanto riguarda le forniture di gas attraverso il gasdotto TurkStream e di petrolio tramite l’oleodotto Druzhba,” ha dichiarato Orbàn in conferenza stampa ai giornalisti ungheresi, in un intervento trasmesso dall’emittente pubblica M1.
Il premier ha aggiunto che grazie a questa decisione “l’Ungheria manterrà i prezzi dell’energia più bassi d’Europa”, confermando la linea pragmatica che il suo governo ha seguito fin dall’inizio del conflitto in Ucraina: difendere gli interessi energetici nazionali, anche a costo di incrinare la solidarietà occidentale.
La pressione delle sanzioni e l’eccezione ungherese.
Solo poche settimane fa, il Dipartimento del Tesoro statunitense aveva esteso le misure punitive contro Mosca includendo i giganti dell’energia Rosneft e Lukoil, insieme alle loro filiali. Le restrizioni, che entreranno in vigore pienamente il 21 novembre, mirano a ridurre i flussi finanziari verso il Cremlino e a indebolire la capacità russa di sostenere la guerra in Ucraina.
Budapest, tuttavia, aveva subito espresso forte preoccupazione: oltre l’80% del fabbisogno energetico ungherese dipende da contratti di lungo periodo con la Russia, e un blocco improvviso avrebbe avuto conseguenze devastanti sull’economia del Paese.
Un’alleanza politica ed energetica.
L’intesa raggiunta a Washington conferma la sintonia tra Orbàn e Trump, che già durante il suo primo mandato alla Casa Bianca aveva espresso posizioni meno ostili verso Mosca rispetto a quelle dell’amministrazione Biden. Per Orban, che da mesi denuncia la “guerra delle sanzioni” come una minaccia diretta alla stabilità europea, l’esenzione è una vittoria diplomatica e un segnale politico forte in vista delle tensioni con Bruxelles.
Il premier ungherese non ha mai nascosto il suo disaccordo con la linea dell’Unione Europea in materia di politica estera e sicurezza, accusando Bruxelles di “autolesionismo” per aver legato le proprie sorti energetiche alle decisioni statunitensi.
La frattura europea si approfondisce.
La mossa americana rischia ora di alimentare nuove divisioni all’interno dell’Unione. Diversi Stati membri — in particolare Polonia e Paesi baltici — hanno già espresso irritazione per il trattamento di favore concesso a Budapest, temendo che l’Ungheria possa diventare un hub energetico alternativo in grado di beneficiare delle sanzioni che penalizzano gli altri partner europei.
Intanto Orban rivendica la scelta come una vittoria della “politica del buon senso”: “Abbiamo dimostrato che difendere i nostri interessi nazionali è possibile anche nel mezzo di una crisi globale,” ha dichiarato ai cronisti, lasciando intendere che l’Ungheria non intende rinunciare alla sua autonomia energetica.
Uno schiaffo a Bruxelles.
L’esenzione concessa dagli Stati Uniti arriva in un momento delicato per l’Unione Europea, impegnata nel tentativo di mantenere una linea comune sulle sanzioni alla Russia e di ridurre la dipendenza dal gas russo entro il 2027. Con questa decisione, Washington sembra riconoscere a Orbàn uno status speciale, minando ulteriormente la coesione europea sul fronte energetico.
Per ora, a Budapest festeggiano: il governo ha assicurato che i cittadini ungheresi continueranno a beneficiare di tariffe calmierate e che le forniture energetiche resteranno stabili anche nei mesi invernali. Ma la domanda politica resta aperta: a che prezzo l’Ungheria potrà continuare a essere l’eccezione energetica d’Europa?
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