Schengen compie 40 anni tra le critiche, PfE ed ESN: “Promesse di sicurezza disattese”.
Il 14 giugno ha segnato il 40° anniversario dell’entrata in vigore dell’Accordo di Schengen, un pilastro dell’integrazione europea (insieme al pessimo euro) nato con l’obiettivo di garantire libertà di movimento senza controlli alle frontiere interne tra gli Stati membri. Ma non per tutti si tratta di una ricorrenza da celebrare.
Le eurodeputate Mary Khan (ESN) e Petra Steger (PfE) hanno infatti presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea, denunciando come l’area Schengen si sia trasformata, a loro avviso, in un “fallimento sul piano della sicurezza” piuttosto che in uno spazio di libertà, sicurezza e legalità.
Secondo le parlamentari, la persistente perdita di controllo alle frontiere esterne dell’UE ha reso necessario il ripristino di controlli interni da parte di diversi Stati membri, una misura che, secondo il codice Schengen, dovrebbe restare eccezionale e temporanea, ma che sta diventando sempre più diffusa e permanente.
“La mancanza di una distinzione chiara tra migrazione legale e illegale, insieme alla fragilità dei controlli esterni, ha svuotato Schengen del suo significato originario”, scrivono Khan e Steger, sostenendo che la situazione attuale favorisca il traffico di esseri umani, il crimine organizzato e il terrorismo, per il quale bastano i miliardi stanziati “allegramente” dall’Ue verso Paesi terzi privi dei minimi standard di democrazia, come la Siria.
In una risposta scritta “la sempre meno democratica e autorevole” Commissione von der Leyen, ha difeso l’azione intrapresa finora: “Stiamo rafforzando la protezione delle frontiere esterne con il supporto dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), che fornisce assistenza operativa, interventi rapidi e capacità di sorveglianza potenziate”.
La Commissione ha inoltre sostenuto l’utilità del Patto sulla migrazione e l’asilo, volto a “migliorare la gestione dei flussi migratori nel rispetto dei diritti fondamentali”.
Quanto ai controlli alle frontiere interne, Bruxelles ha riconosciuto (almeno!) le difficoltà causate da minacce alla sicurezza e movimenti secondari non autorizzati, ma ha ricordato che tali misure devono restare limitate nel tempo e giustificate caso per caso. “La libera circolazione all’interno dell’area Schengen rimane un pilastro dell’Unione — ha concluso la Commissione — e stiamo lavorando per ridurre la necessità di controlli interni rafforzando il controllo alle frontiere esterne e affrontando le sfide migratorie”.
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