15 Ottobre 2026
Cultura

“Scheletri”, il terzo album dei Pontecorvo

C’è un peso specifico diverso, in certi dischi. “Scheletri”, terzo album in studio dei Pontecorvo, è uno di quelli: non si ascolta soltanto, si attraversa. E per capirlo fino in fondo bisogna conoscere la storia che c’è dietro, perché questa storia è il disco stesso.

La band brianzola, nata nel 2015, stava lavorando al nuovo lavoro nei mesi incerti del post-pandemia quando, a settembre 2024, è arrivato il colpo che nessuno avrebbe voluto ricevere: Alessandro Milani, bassista della band dal 2018, è morto a un mese dall’inizio delle registrazioni. Aveva scritto i testi, suonato le prove, immaginato il suono di quell’album. Non ha fatto in tempo a vederlo nascere.

Portare avanti il progetto, per onorare chi non c’è più.

Dopo lo stallo inevitabile, Fili (voce e chitarra) e Fra (batteria) hanno preso una decisione sofferta e coraggiosa: finire il disco. Lo hanno fatto in accordo con la famiglia e gli amici di Alessandro, e con una logica che va oltre il gesto simbolico. A suonare alcune linee di basso sono stati chiamati il fratello di Alessandro, Ste, e sua cugina Laura. La voce di Luca compare in alcuni brani. Un cerchio che si chiude, o almeno ci prova.

“Scheletri” è stato registrato tra maggio e novembre 2025 al Trai Studio di Inzago, con Fabio Intraina alla regia, al mix e al master. Esce ad aprile 2026 in vinile — in collaborazione con Argo Dog Sound, I Dischi del Minollo e Porco Rosso Records — e in digitale con Lunaz Records.

Un album su chi resta.

Il titolo non è scelto a caso. “Scheletri” parla di chi rimane dopo che qualcosa, o qualcuno, se n’è andato. Del tempo che passa e delle ferite che non si rimarginano del tutto. Della testardaggine necessaria per continuare a guardare avanti nonostante le disillusioni. Temi che, alla luce di quello che è successo, assumono un peso che nessuna nota di produzione potrebbe restituire pienamente.

Il singolo che anticipa l’uscita, “troppe parole”, è emblematico: è l’ultima canzone scritta da Alessandro Milani. Ritmica serrata, chitarre a metà strada tra il garage e lo stoner, e un testo che parla di lutto, del tentativo di guardare oltre, del dover sopportare le parole di circostanza che non riescono mai a colmare il vuoto lasciato da chi non c’è più.