Europa

Scandalo nepotismo all’Agenzia UE per l’Asilo: OLAF denuncia promozioni “tra amici”… e la Commissione prende tempo.

Un nuovo caso di favoritismo clientelare, scuote l’Unione europea. L’Agenzia dell’UE per l’Asilo (EUAA), incaricata di sostenere la gestione delle politiche migratorie e l’accoglienza dei richiedenti asilo (mica c***!), è finita infatti sotto accusa per aver favorito un ristretto “cerchio magico” nell’assegnazione di promozioni a ruoli apicali. A rivelarlo è un’indagine condotta dall’OLAF, l’Ufficio europeo antifrode, e riportata da Politico.

Le accuse, emerse in un momento di crescente attenzione sulla trasparenza nelle istituzioni europee, hanno portato a conseguenze immediate: il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo, ha negato la discarica di bilancio (ovvero la procedura formale del Parlamento europeo con cui si approva la gestione dei fondi pubblici da parte di un’istituzione o agenzia dell’UE, al termine dell’anno fiscale), all’EUAA. Una misura forte che evidenzia “gravi preoccupazioni” sulla gestione interna e la trasparenza finanziaria.

Secondo quanto emerso, la direzione dell’EUAA avrebbe promosso sistematicamente collaboratori interni selezionati sulla base di relazioni personali piuttosto che di meriti oggettivi. Nonostante le richieste di chiarimenti, il direttore esecutivo dell’Agenzia ha rifiutato di presentarsi davanti alla Commissione CONT del Parlamento, mentre il consiglio di amministrazione dell’EUAA ha scelto di non commentare pubblicamente il contenuto del rapporto OLAF.

Un silenzio che ha sollevato ulteriori dubbi sull’effettiva volontà dell’Agenzia di affrontare la questione in modo trasparente e responsabile.

A fronte di un’interrogazione scritta presentata dagli eurodeputati Auke Zijlstra e Marieke Ehlers (PfE), la Commissione europea ha risposto confermando che il consiglio di amministrazione – di cui essa stessa fa parte ricordiamolo – ha indirizzato un “avvertimento formale” al direttore esecutivo dell’EUAA, chiedendo la presentazione di proposte concrete per riformare le procedure interne e rafforzare la gestione delle risorse umane. Detto da chi spende oltre 1 miliardo in consulenze l’anno fa però sorridere…

Tuttavia, il tono della risposta non ha convinto chi chiedeva misure più incisive. Nessun richiamo, per esempio, alla possibilità di rimozioni, sospensioni o sanzioni. Solo l’impegno della Commissione von der Leyen a “monitorare da vicino l’attuazione delle misure correttive” proposte dal direttore sotto accusa.

Il caso EUAA si aggiunge a una serie di episodi recenti che hanno messo in discussione l’etica della governance nelle agenzie decentrate dell’Unione. Il rischio, sempre più evidente, è che la distanza da Bruxelles e la debolezza dei controlli politici diretti favoriscano la proliferazione di pratiche opache e autoreferenziali.

La mancata assunzione di responsabilità diretta da parte dei vertici dell’Agenzia per l’Asilo – sommata alla prudenza della Commissione – alimenta poi il sospetto che si voglia chiudere la questione con misure di facciata.

Una “situazione estremamente preoccupante” che mette a rischio non solo la credibilità dell’agenzia, ma anche la fiducia dei cittadini europei nella trasparenza delle istituzioni comunitarie. Una condizione di fatto, per chi applica alle call europee, decisamente caratterizzata da un alto tasso di opacità.

foto OLAF ec.europa.eu