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PersoneIn una recente memoria l'ISTAT ha pubblicato i dati sulla stima degli occupati totali attivi dopo le restrizioni prodotte in seguito all'adozione delle ultime disposizioni di legge, che hanno imposto la chiusura di numerose tipologie di attività nel nostro Paese.

L'indagine, realizzata in base alla media 2019 della forza lavoro italiana, ovvero il quadro antecedente lo scoppio della crisi sanitaria, rileva che su 23 milioni 360 mila occupati, circa i due terzi (il 66%) è occupato in uno dei settori di attività economica ancora attivi, per un totale di 15 milioni 434 mila occupati e il restante 34%, (7 milioni 926 mila occupati) in uno dei settori dichiarati sospesi dai decrei dell’11 e del 22 marzo 2020.

La scelta operata dal decreto fa sì che tutti gli occupati dei settori Trasporti e magazzinaggio (1 milione 143 mila) Informazione e comunicazione (618 mila) Attività finanziarie e assicurative (636 mila) Pubblica amministrazione (1 milione 243 mila) Istruzione (1 milione 589 mila) Sanità (1 milione 922 mila) e Servizi famiglie (733 mila) siano ancora attivi, sebbene per alcuni di essi (in particolare Pubblica amministrazione) proseguano quasi esclusivamente in smart working.

La quota è decisamente elevata anche in agricoltura (94%, 854 mila lavoratori), così come nelle attività immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche, noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (74,7%, 2 milioni e 22 mila).

LavoratoreDecisamente più contenuta è l’incidenza di lavoratori addetti in comparti ancora attivi del settore alberghi e ristorazione (14,1%, 209 mila) e delle altre attività di servizi (19,3%, 202 mila).

La quota di occupati nei settori ancora attivi varia da un minimo del 63% nel Nord-ovest a un massimo del 74,5% nelle Isole, per effetto della diversa struttura settoriale dell’attività nelle aree del Paese. Nel Nord la quota più elevata si registra in Valle d’Aosta, Trentino alto Adige e in Liguria.

Tra i dipendenti a tempo indeterminato, quelli occupati nei settori di attività economica ancora attivi sono il 69,6% (10 milioni 429 mila occupati); il valore scende se si passa ai dipendenti a termine (62,7%, pari a 1 milione 922 mila occupati) ai lavoratori autonomi senza dipendenti (60,4%, 2 milioni 367 mila) e ai lavoratori autonomi con dipendenti (51,3%, 715 mila).

La quota di occupati nei settori ancora attivi aumenta inoltre all’aumentare dell’età del lavoratore: si passa dal 49,3% degli under24 (534 mila lavoratori) a circa il 73% tra gli over55 (3 milioni 760 mila). La quota tra le donne (71,3%, 7 milioni 041 mila) è di circa 10 punti percentuali superiore rispetto a quella rilevata tra gli uomini (62,2%, 8 milioni 393 mila).

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