Sardegna. Un Consiglio regionale che legifera a vuoto: il fallimento silenzioso dell’Assemblea sarda.
Negli ultimi dodici mesi l’attività legislativa del Consiglio regionale della Sardegna ha prodotto veramente poco in termini di risultati. Un dato incontrovertibile che, più di ogni altro, dovrebbe preoccupare i cittadini sardi. Vittime, spesso inconsapevoli e non informate (il disinteresse per questa politica è assolutamente comprensibile) sulla fragile attività legislativa dell’Assemblea sarda. Povera nei contenuti e lontana dalle necessità della società civile sarda.
Tra le proposte di legge dalla n. 66 alla n. 170, il Consiglio ha dato l’impressione di muoversi molto, ma di avanzare poco. Troppe iniziative, infatti, restano bloccate nelle Commissioni permanenti, altre approdano in Aula senza un’adeguata istruttoria tecnica, molte finiscono per essere impugnate dal Governo nazionale o addirittura “smontate” dalla Corte Costituzionale. Non è un incidente di percorso: è un problema strutturale.
Il caso più recente e clamoroso è quello della legge sul commissariamento delle Aziende Sanitarie Locali, presentata come una riforma necessaria e risolutiva e stata invece bocciata dalla Consulta per evidenti violazioni dei limiti costituzionali. Una bocciatura che non può essere liquidata come uno scontro politico con Roma: le regole erano note, i precedenti abbondanti, gli errori prevedibili. Eppure si è scelto di procedere lo stesso.
Questo è il punto. Sempre più spesso, nell’ultimo anno, il legislatore sardo ha confuso l’azione legislativa con la propaganda politica. Molte leggi, infatti, sembrano concepite più per lanciare messaggi o occupare lo spazio mediatico che per reggere alla prova della legittimità e dell’attuazione. Figuriamoci per raggiungere qualche risultato utile. Il prodotto di questa “follia del legislatore” è una produzione normativa instabile, destinata al contenzioso e incapace di incidere realmente sui problemi dell’Isola.
Sanità, enti locali, organizzazione amministrativa, politiche sociali: temi centrali per una regione fragile come la Sardegna sono stati affrontati in modo frammentario, reattivo, spesso improvvisato. Manca una visione di medio-lungo periodo, manca il rigore tecnico, manca la capacità di lavorare entro i confini – ampi ma non illimitati – dell’autonomia speciale. Qualcuno ne ha mai sentito parlare tra i 60 “fenomeni” di via Roma? O si è solo buoni a votare per gli “emendamenti puntuali?”.
A tutto questo si aggiunge un altro elemento inquietante: la continuità della distrazione delle risorse pubbliche – oltre 240 milioni di euro finiti a lobby regionali, groupies di partito e amici – attraverso l’approvazione di assestamenti e manovre di bilancio.
Non parliamo poi dell’impoverimento (ormai una costante) del dibattito politico nell’Assemblea sarda. Luogo che ormai ha smesso di essere il luogo della sintesi politica… e, come richiamato sopra, la qualità delle leggi ne risente inevitabilmente.
Il bilancio degli ultimi dodici mesi, dunque, è severo ma difficilmente contestabile: molta produzione, poca sostanza; molte proposte di legge, pochi risultati e troppe bocciature evitabili. Per una Regione autonoma, questo non è solo un fallimento politico, ma anche istituzionale.
In questo inqualificabile contesto, dove manca competenza e visione, a pagarne il prezzo è sempre l’Isola.
