13 Ottobre 2026
PoliticaSardegna

Sardegna: si vota per tifo, si governa per inerzia (ma tanto il mare è bellissimo).

C’è una certezza granitica in Sardegna: il voto non si discute, si tifa. Come allo stadio. Conta la maglia, non lo schema di gioco. E guai a chiedere se la squadra sta perdendo da vent’anni: la risposta è sempre la stessa. E’ sempre colpa delle “rovine del passato.

Il senso critico è considerato una fastidiosa forma di tradimento. Andare oltre il sostegno automatico alla propria parte politica è visto come un esercizio inutile, quasi snob. In fondo, perché pretendere un governo capace di guardare all’interesse generale quando è molto più rassicurante difendere il proprio piccolo recinto? Nessuno vuole davvero una politica che superi i particolarismi: meglio un favore oggi che una visione domani.

Pochissimi, del resto, hanno mai sperimentato cosa significhi cittadinanza attiva. La maggioranza osserva la macchina politico-amministrativa come si guarda un vecchio autobus in ritardo cronico: si sbuffa, ci si lamenta, ma nessuno pensa seriamente di pretendere che funzioni meglio. Trasparenza, efficienza, efficacia? Belle parole, ottime per i convegni, molto meno per la vita reale. D’altronde conoscere il meccanismo interno delle ruberie in Consiglio o leggere ogni settimana cosa hanno deliberato dalle parti della Giunta regionale, è un esercizio che richiede impegno e intelletto. Per molti, invece, è più semplice affidarsi a un post sui social per sfogare la propria frustrazione: un meccanismo che ricorda quello delle scorciatoie retoriche, utili a dare un’apparente logica a una realtà sociale complessa e difficile da decifrare.

E così lo sviluppo resta un concetto astratto, quasi esotico. In Sardegna non potrà mai esserci, si dice con una scrollata di spalle. Del resto, abbiamo il mare. E le spiagge. E il mare è bello. A molti basta questo: cartolina perfetta, economia fragile, giovani che partono e politica che gira su sé stessa come una trottola stanca.

Ma va bene così, sembra. L’isola come scenario, non come progetto. Governata per abitudine, votata per appartenenza, pensata il meno possibile. Perché pensare troppo, si sa, rovina il panorama.

Foto di Eak K. da Pixabay.com