Sardegna, la Regione del passato remoto (ma non del presente).
Nella terra dove il tempo sembra essersi fermato tra nuraghi e delibere di Giunta non pubblicate, la Regione Autonoma della Sardegna ha deciso di stupire ancora: da ieri è infatti possibile consultare online i decreti dei Presidenti della Regione dal 1949 al 1971. Sì, avete letto bene: mentre il diritto di comunicazione e informazione sull’attività del governo regionale continua a non essere tempestiva (o peggio votata alla pura e semplice disinformazione), la Regione compie un balzo… nel passato.
Il progetto, presentato con enfasi degna di un lancio spaziale, mette a disposizione su SardegnaArchivi immagini ad alta risoluzione dei preziosi atti amministrativi di settant’anni fa. “Si tratta – come si legge nella nota ufficiale – di una “valorizzazione del patrimonio documentale”. E fin qui, nulla da dire: la memoria storica è importante.
Peccato che, nel frattempo, la pubblicazione delle delibere di Giunta più recenti latita. Una condotta che la stessa maggioranza oggi al governo della Regione aveva aspramente stigmatizzato nella scorsa Legislatura… oggi, insomma, si fa lo stesso e senza nessuna polemica.

Dunque, mentre il cittadino potrà ammirare comodamente da casa i decreti del Presidente Efisio Corrias o leggere con passione quelli dell’epoca di Paolo Dettori, resta un mistero degno di Agatha Christie cosa abbia deliberato la Giunta regionale la scorsa settimana.
Del resto, la trasparenza è una cosa seria, e la Sardegna – evidentemente – la prende molto sul serio. Talmente sul serio da preferire quella storica, ben chiusa in archivio e protetta dall’usura del tempo, piuttosto che quella reale, utile e puntuale, che dovrebbe informare i cittadini su come viene speso oggi il loro denaro.
Una Regione che guarda al passato, insomma. Ma non per imparare. Piuttosto, per nascondere meglio il presente. Con buona pace di chi crede ancora che l’accesso agli atti pubblici debba servire a esercitare un controllo democratico, e non a una gita nostalgica tra le polverose stanze del potere del secolo scorso.
