23 Aprile 2026
PoliticaSardegna

Sardegna in emergenza, ma in Consiglio si litiga sugli “affidamenti diretti”.

Mentre la Sardegna brucia, l’agricoltura agonizza e la sanità arranca, nel palazzo della politica sarda va in scena l’ennesima rappresentazione di un teatrino stanco. Oggi, in Consiglio regionale, ci si sarebbe aspettati un confronto serrato su piani di prevenzione, sostegni al comparto agricolo e una strategia per un sistema sanitario al collasso. Invece no: l’aula è rimasta impantanata nella solita, sterile dialettica sull’affidamento diretto di turno, l’emendamento puntuale da infilare nell’assestamento di bilancio con l’obiettivo dichiarato (attendiamo le tabelle del provvedimento) per fare contente le rispettive lobby locali. Gruppi di interesse fondamentali per le imminienti elezioni provinciali di settembre.

Un esercizio di autismo politico, lontano anni luce dalla realtà che fuori dal palazzo puzza di cenere, di stalle vuote, di pronto soccorso intasati. Mentre migliaia di ettari sono andati in fumo e i cittadini chiedono risposte, l’interesse della classe dirigente sarda continua a limitarsi a schermaglie procedurali e microscopiche partite di potere. E la stampa regionale (quella che vive di contributi pubblici regionali) si limita alla cronaca acritica.

È un sistema che non conosce vergogna, e che nella migliore delle ipotesi galleggia nell’autoreferenzialità, nella peggiore affonda nel solito cinismo da manuale. Ma la verità, amarissima, è che questo circo politico va avanti perché trova sempre un pubblico: quello di un popolo sardo che, per rassegnazione, ignoranza o disillusione, ha smesso di pretendere serietà, visione e responsabilità.

La Sardegna meriterebbe ben altro. Ma oggi, purtroppo, si conferma che ha esattamente la classe dirigente che si merita. Una accozzaglia di esponenti politici che si conferma incapace di andare oltre i 90 minuti di seduta, come ricorda il minutaggio della seduta mattutina.