Sardegna, il “miracolo” di Licheri: “l’occupazione cresce” ma l’assessora del Lavoro non piace alla maggioranza
Se la Sardegna fosse un’azienda, il senatore Ettore Licheri sarebbe il suo peggior ufficio stampa. In una nota l’esponente sassarese del movimento 5 stelle, ha dichiarato oggi che nell’isola “diminuiscono i neet, aumentano i contratti stabili e diminuisce la precarietà” e, ancora, che “si investe sui giovani, sulla formazione e sul lavoro di qualità”. Un quadretto idilliaco, a cui manca soltanto un dettaglio: di quale regione sta parlando?
Partendo dalle opportunità, un politico attento dovrebbe prima di avventurarsi in simili dichiarazioni, valutare l’effettivo impatto delle risorse investite per i giovani, formazione e creazione di posti di lavoro dall’alto valore aggiunto. Invece, basterebbe guardare i “poco informativi” siti regionali, i bandi per i giovani non si fanno, o meglio, non c’è nulla di innovativo, accessibile e, tornando a una valutazione quantitativa, presenti nel sito della Regione Sardegna (quelli sullo spopolamento, per esempio, sono fermi al gennaio 2026 e nella piattaforma Restart, di bandi per l’apertura nelle piccole realtà sarde entro i 5mila abitanti non ci sono).
Per i giovani e per la formazione (come non ricordare il flop delle 70 domande ricevute dall’ASPAL), il senatore evoca – forse nel disperato tentativo di sostenere una esponente di un esecutivo regionale ormai evidentemente invisa alla sua stessa maggioranza, visto il voto di ieri in Aula – con tanta convinzione “i risultati” ottenuti sul fronte del lavoro in Sardegna, ma l’impressione , pensando ai tempi odierni, è che tali considerazioni siano decisamente minoritarie.
Poi ci sono i numeri, che Licheri sciorina con la sicurezza di chi non teme verifiche: 577mila occupati nel 2023, 592mila nel 2024, 598mila nel 2025. Cifre che, prese così, fanno effetto.
Resta da capire quanto di quella crescita sia merito della maggioranza della XVII Legislatura (guardando la qualità dell’attività legislativa più di un dubbio dovrebbe venire) e quanto del contesto nazionale, che nello stesso periodo ha visto salire l’occupazione un po’ ovunque. Ma attribuire il tutto a “due anni di politiche regionali” ha il fascino della semplicità. Tra il 2023 e il 2025 gli occupati sono saliti sì da 577 mila a 598 mila ma non i salari: le retribuzioni reali hanno perso il 15,2% dal 2008 al 2023, contro il -6,2% della media nazionale. Lavoro più diffuso e più povero che, non bisogna essere senatori per capirlo, spinge via chi ha un titolo di studio, chi ha ambizione e chi vuole crescere.
Quanto ai neet in calo e alla precarietà in discesa, l’intervento non cita una sola cifra: forse per non appesantire.
Il capolavoro, però, arriva sul finale. Ieri in Consiglio regionale l’assessora al Lavoro Desirè Alma Manca ha avuto il suo momento di verità: il voto, a scrutinio segreto, ha consegnato un esito poco gradito alla maggioranza, che la vorrebbe in sella. Per Licheri la spiegazione è già pronta: un “agguato nell’ombra”, il fastidio per chi è “capace, abile, determinata e, soprattutto, donna”. Spiegazione affascinante, che ha un solo difetto: dispensa dal chiedersi se, per caso, qualcuno nella stessa maggioranza abbia semplicemente valutato il lavoro svolto. Il voto segreto, del resto, ha questa brutta abitudine: non offre alibi e non fa sconti, nemmeno agli amici.
E allora il M5S chiede, giustamente, un vertice di maggioranza. Si discuterà dei “politicanti coraggiosi nell’agguato”. Magari, tra un caffè e l’altro, si potrà dedicare qualche minuto anche a una questione più prosaica: dove sono i bandi per i giovani? Dove sono le politiche audaci promesse? Il resto, è retorica!
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