Sardegna, il fondo per le zone sanitarie disagiate cambia rotta: quasi 13 milioni di euro restano inutilizzati e i residui penalizzano le piccole realtà
Una delibera della Giunta regionale della Sardegna, la n. 33/53 del 1° luglio 2026, ha riacceso l’attenzione sulla gestione di un fondo sanitario istituito tre anni fa per sostenere i presìdi ospedalieri nelle zone più difficili dell’isola, e che nel frattempo è rimasto in larga parte inutilizzato.
Il provvedimento, firmato dalla direttrice generale della Sanità Valentina Uras e dalla presidente della Regione Alessandra Todde, ricostruisce la vicenda del cosiddetto fondo IRA (Indennità Regionali Aggiuntive), istituito dall’articolo 50 della legge regionale n. 9 del 23 ottobre 2023. La norma prevedeva uno stanziamento di 5 milioni di euro l’anno, per un totale di 15 milioni nel triennio 2023-2025, da destinare alle Aziende socio-sanitarie locali (ASL) per sostenere l’operatività dei presìdi ospedalieri nelle aree colpite da particolare disagio demografico e geomorfologico , in sostanza, i territori dove la carenza di personale sanitario è cronica e più difficile da colmare.
Con una prima delibera del novembre 2023, i fondi erano già stati ripartiti tra le ASL in base al fabbisogno assunzionale stimato. Le indennità economiche, però, dovevano essere concordate nella contrattazione decentrata con i dipendenti prima di poter essere effettivamente erogate.
È qui che, secondo quanto ricostruito dalla delibera, il meccanismo si è inceppato: una ricognizione degli uffici dell’Assessorato, aggiornata ai dati di maggio 2026, ha rilevato che le aziende sanitarie non hanno utilizzato buona parte delle risorse assegnate. Il risultato è un residuo complessivo di 12.971.233,71 euro sui 15 milioni stanziati nel triennio , quasi 13 milioni di euro, oltre l’80% del fondo, rimasti di fatto fermi per la mancata definizione degli accordi decentrati.
Di fronte a questa situazione, l’Assessorato ha deciso di utilizzare una prima quota di 3 milioni di euro, prelevata proprio dai residui triennali del fondo IRA, per incentivare dirigenti medici e personale del comparto sanitario a prestare servizio nelle unità operative in maggiore sofferenza, a partire dai Pronto Soccorso. Dopo un confronto con le organizzazioni sindacali, svoltosi l’11 e il 25 giugno, è stata concordata un’indennità oraria onnicomprensiva di 42 euro per la dirigenza sanitaria e di 23 euro per il personale del comparto.
La distribuzione dei 3 milioni tra le otto ASL sarde non segue però il criterio originario del disagio geografico, bensì il numero di accessi al Pronto Soccorso registrato da ciascuna azienda nel 2025 (con l’esclusione del presidio Santissima Trinità di Cagliari). In pratica, le risorse vanno proporzionalmente alle strutture con maggiore afflusso di pazienti, indipendentemente dalla loro collocazione in aree più o meno periferiche o disagiate.
Cosa resta del fondo originario.
Per la parte restante dei residui , oltre 9,9 milioni di euro, ottenuti sottraendo ai 12,97 milioni complessivi i 3 milioni già destinati alla nuova misura , la delibera non stabilisce un impiego immediato, ma dà mandato alla Direzione generale della Sanità di “analizzare la possibilità” di destinare ulteriori risorse ad altre criticità segnalate dalle sigle sindacali, tra cui la carenza di personale nelle unità operative del Brotzu e delle Aziende ospedaliero-universitarie di Cagliari e Sassari, oltre alla possibile estensione dell’incentivo agli operatori socio-sanitari (OSS). Si tratta, per ora, di un’attività istruttoria, senza tempi né importi definiti.
Le critiche.
Il provvedimento , non poteva essere altrimenti, ha attirato commenti critici sui social network, dove alcuni utenti hanno sottolineato come un fondo nato per sostenere i presìdi nelle aree a maggiore disagio geografico rischi ora di trasformarsi, nei fatti, in uno strumento che premia le strutture con più alto volume di accessi , tipicamente quelle nei centri più popolosi , anziché quelle nei territori più isolati e con maggiore carenza di personale, che erano l’obiettivo originario della norma del 2023.
Resta il dato di fondo, riportato nella stessa delibera: a distanza di tre anni dall’istituzione del fondo, quasi 13 dei 15 milioni stanziati per sostenere la sanità nelle aree più disagiate della Sardegna non sono mai stati spesi per lo scopo per cui erano stati pensati.
