Sardegna, il Comitato per le servitù militari lancia l’allarme: “Esautorati, la Regione rischia di perdere il controllo sui poligoni”
È un atto d’accusa in piena regola quello lanciato dal Co.Mi.Pa., il Comitato Misto Paritetico per le Servitù Militari della Sardegna, che ha chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio Regionale e a tutti i capigruppo.
Sul tavolo tre questioni che il Comitato giudica di estrema gravità: una proposta di legge nazionale che rischierebbe di privare la Regione di ogni potere di controllo ambientale sui poligoni militari, un progetto missilistico avviato senza informare il Comitato, e una progressiva marginalizzazione istituzionale che ne sta minando l’operatività.
La legge che spaventa la Sardegna.
Il primo fronte riguarda la proposta di legge della deputata Paola Maria Chiesa (di Fratelli d’Italia), attualmente in discussione alla Commissione Difesa della Camera, che prevede la modifica dell’articolo 15 del Codice dell’Ordinamento Militare. Quasi un anno fa, il 30 aprile 2025, il Co.Mi.Pa. aveva già formalmente allertato la Presidenza della Regione e i capigruppo sui rischi del provvedimento. Il monito, a quanto pare, è rimasto inascoltato.
Secondo il Comitato, se la proposta venisse approvata, si vanificherebbe oltre un ventennio di conquiste sul fronte del riequilibrio della presenza militare nell’isola, riportando in auge il principio di supremazia esclusiva dello Stato nella gestione e tutela dei territori sede di attività militari. In pratica, la Regione verrebbe esclusa da qualsiasi decisione in materia ambientale e sanitaria all’interno dei poligoni. A destare ulteriore preoccupazione è un’altra previsione del testo: i siti militari verrebbero equiparati ai siti industriali dismessi, con il rischio di consegnare all’abbandono definitivo circa trentamila ettari di territorio sardo attualmente in uso alla Difesa.
Quirra, test missilistici senza consultare il Comitato.
Il secondo fronte riguarda il Poligono di Quirra. Secondo documenti e notizie di stampa in possesso del Co.Mi.Pa., sarebbe allo studio un ambizioso progetto, denominato MR10, per la realizzazione di una base di lancio per vettori suborbitali nell’area Nike del poligono, con l’impiego di migliaia di chili di propellenti criogenici come ossigeno liquido e metano.
Il problema, denuncia il Comitato, è che nessuno lo ha formalmente informato. Non è chiaro se il progetto abbia natura civile e scientifica, legata ai fondi del PNRR e alla filiera aerospaziale, oppure militare o a duplice uso. Restano senza risposta anche le domande sull’impatto ambientale dei test in termini di emissioni e traffico, e sulla compatibilità con le attività civili dell’area. “È di evidente gravità l’estromissione del Co.Mi.Pa. dalla filiera consultiva”, scrive il Comitato, che vi legge “un’insofferenza dei Comandi militari nei confronti del ruolo che la legge attribuisce al Comitato”.
Senza sede, senza ascolto.
Il terzo nodo è forse il più emblematico della condizione in cui versa l’organismo. Per la prima volta nella sua storia, il Co.Mi.Pa. è stato privato di uffici dedicati ed è costretto a riunirsi in spazi di fortuna, spesso negli studi privati dei propri componenti, con tutti i problemi che ne derivano per la custodia di documenti riservati e coperti da segreto.
A questo si aggiunge, denuncia il Comitato, una sistematica disattenzione da parte della politica regionale, che non lo coinvolge nelle riunioni dei tavoli tecnici né nella definizione delle posizioni su materie di sua diretta competenza. Particolarmente critica è la stigmatizzazione rivolta ad alcuni parlamentari sardi che, pur trattando con i Comandi militari questioni attinenti alle servitù, non ritengono necessario confrontarsi preventivamente con il Co.Mi.Pa., vanificando anni di lavoro, ispezioni e studi accumulati dall’organismo.
foto Army Spc. David Dumas
