Sardegna, il “cambio di passo” rimasto in folle: la locomotiva promessa e il passo… di lumaca.
Doveva essere la svolta. Il cambio di passo. La Sardegna trasformata, parole di Alessandra Todde, nella “locomotiva d’Italia”. A quasi due anni dalla “risicata vittoria” alle elezioni regionali del 2024, però, più che una locomotiva l’Isola sembra un vecchio convoglio fermo su un binario morto, con annuncio di ritardo indefinito.
Sono lontani i tempi delle “cannonate” elettorali, quando la presidente Todde dipingeva una Sardegna “sempre meno in salute”, citando con enfasi i dati dell’Osservatorio Ambrosetti: punteggio sanitario fermo a 4,4, ben sotto la media nazionale (5,7) e lontanissimo dall’Emilia-Romagna (7,5). Allora si parlava di riorganizzazione ospedaliera, di incentivi per il personale nelle zone interne, di sanità privata come supporto e non sostituzione di quella pubblica. Oggi, invece, l’unica vera riforma sembra essere l’ammissione che “non sono mai stati immaginati miracoli”, senza contare la perdita di credibilità per la scelta di applicare l’ennesimo spoil system nella sanità sarda che ha ulteriormente incasinato la governance della sanità sarda.
Tra proposte estemporanee come i “buoni servizi sanitari” – lanciati senza delega dall’assessora al Lavoro – e il caos permanente nella governance delle Aziende Sanitarie Locali, ARNAS, AoU e Areus, culminato nel commissariamento dei vertici regionali e nella risposta lapidaria della Consulta, la parola che meglio descrive la stagione attuale è una sola: continuità. Proprio quella continuità con il passato che si prometteva di rottamare, fatta di lottizzazione politica e gestione emergenziale della sanità.
Non va meglio sul fronte della trasparenza, altro pilastro del “nuovo corso”. “Pubblichiamo tutto, non c’è nulla di segreto”, ha assicurato la Todde nel corso del proprio mandato. Peccato che, come avveniva nella precedente legislatura, le delibere di giunta non sono pubblicate con tempestività (a volte anche dopo settimane). In ordine di arrivo, la pubblicazione dell’elenco dei beneficiari dei contributi onerosi della Presidenza resta ancora un oggetto misterioso. Senza contare gli oltre 240 milioni di euro “distratti”, per usare un eufemismo, con i due assestamenti di bilancio e manovra finanziaria approvati nel corso del mandato Todde. Greppie a norma di regolamento (così fan tutti) e puntualmente finanziate con risorse pubbliche senza la minima procedura ad evidenza pubblica. Basta conoscere. Una rappresentanza politica, però, che ricorda più i “predoni del deserto” che un governo del cambiamento.
E pensare che in campagna elettorale l’ex governatore Christian Solinas veniva dipinto (a ragione) come l’emblema dell’incapacità, colpevole di ritardi e mancanza di programmazione. Oggi, invece, i ritardi diventano “legittimi”, le impugnazioni dello Stato parte del gioco e l’approvazione della finanziaria regionale può serenamente slittare dopo mesi di esercizio provvisorio. Coerenza, questa sconosciuta dalle parti dell’attuale compagine di governo.
Sanità e trasporti restano i nervi scoperti dell’Isola. Liste d’attesa infinite, quasi due sardi su dieci costretti a rinunciare alle cure, migrazioni sanitarie verso la Penisola, carenza cronica di medici – la Sardegna perde il 32,4% dei professionisti contro una media nazionale dell’11% – e tagli alle convenzioni private, mentre trovare un medico di base è ormai un’impresa anche nei grandi centri urbani (qualcuno dovrebbe ringraziare chi ha bloccato lo scorrimento delle graduatorie). Ogni periodo di alta stagione partire da e per la Sardegna si conferma, ancora una volta, un atto di fede per i cittadini sardi. Nulla, insomma, è cambiato anche sul fronte del diritto alla mobilità.
La programmazione sanitaria, che doveva essere il fiore all’occhiello della Todde, resta un titolo senza contenuto. Monitoraggio e pianificazione del fabbisogno? “Ciao core”.
E mentre i vertici regionali invocano come un mantra l’alibi delle “rovine lasciate dal governo precedente”, si assiste al progressivo deterioramento dei servizi (pure le piattaforme per le imprese, alla faccia della digitalizzazione dell’Amministrazione, continuano a fare pena e a generare iniquità) e della coesione sociale.
Alla fine, una certezza rimane: il tanto annunciato cambio di passo è rimasto uno slogan. E nell’Isola, oltre agli anziani, non ci sono solo gli imbecilli o le testate sovvenzionate.
foto Sardegnagol riproduzione riservata
