Dl 119/A. Si può parlare ancora di trasparenza in Consiglio regionale?
Sono passati 19 giorni dall’approvazione in Aula dell’ultimo assestamento di bilancio (il Dl 119/A) e, soprattutto, delle tabelle sugli “emendamenti puntuali”, ovvero le note prebende stanziate periodicamente dai 60 consiglieri/e regionali per le rispettive lobby e groupies di partito.
Mentre in passato si era registrata una maggiore trasparenza (con l’ultimo assestamento del 2024 e con la manovra finanziaria di aprile, la prima della maggioranza dei “casti e puri”), la mancata pubblicazione del Dl 119/A potrebbe suggerire più di una interpretazione. Sarà un semplice ritardo dovuto alle vacanze? Oppure c’è l’esigenza di non dare troppo nell’occhio e mantenere un profilo basso, visto l’approssimarsi delle prossime elezioni provinciali di settembre e del pronunciamento della Corte Costituzionale (atteso per il 24 settembre) sulla questione decadenza?
Dubbi a parte, resta il fatto che, ad oggi 30 agosto 2025, non c’è traccia della pubblicazione ufficiale del Dl 119/A uscito dall’Aula lo scorso 11 agosto 2025. Una lentezza che, in presenza di una politica “alta”, avrebbe scatenato dibattiti, interrogazioni e, perché no, qualche polemica.

E invece nulla: neanche il minimo commento sui giornali regionali, nessuna accusa reciproca tra maggioranza e opposizione. È come se il Consiglio regionale della Sardegna si fosse trasformato in un’oasi di concordia assoluta, un fenomeno para-psicologico che si presenta puntuale ad ogni approvazione di assestamento e manovra finanziaria in via Roma…

Eppure, vale la pena ricordarlo, il Dl 119/A riguarda la spendita di risorse pubbliche e la mancata pubblicazione delle tabelle di affidamento diretto è una questione che non può passare inosservata, non solo per i cultori delle “geografie del potere del piccolo mondo antico isolano”, ma anche per mettere di fronte al fatto compiuto, evidenziandone il gap di coerenza, le responsabilità dell’attuale compagine di centrosinistra. Una maggioranza di “casti e puri”, che nella XVI Legislatura non perdeva occasione per stigmatizzare le “malefatte” del centrodestra.
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