8 Maggio 2026
Sardegna

Sardegna, caccia militari a bassa quota. Gli allevatori accusano la NATO

Jet da combattimento che sfrecciano a bassa quota, manovre che simulano battaglie aeree, rombi assordanti anche nel cuore della notte. Non è uno scenario di guerra, ma è quello che vivono ogni giorno gli allevatori di alcune delle zone più militarizzate della Sardegna. E il conto lo stanno pagando gli animali e chi li alleva.

Negli ultimi dieci giorni, il Centro Studi Agricoli ha raccolto numerose segnalazioni formali da parte di allevatori di pecore, capre e bovini nelle aree di Marina di Arbus, Sant’Antonio di Santadi e Pistis: territori già storicamente gravati dalla vicinanza ai poligoni militari e oggi al centro di un’escalation addestrativa riconducibile ad attività NATO. I voli di aerei da caccia, stando alle rilevazioni dell’associazione, sono aumentati di circa il 70% rispetto alla media precedente.

Animali stressati, produzione in caduta libera.

Le conseguenze sul bestiame sono immediate e documentate. Gli allevatori riferiscono di animali agitati e disorientati, incapaci di pascolare e riposare regolarmente, con alterazioni evidenti del comportamento riproduttivo. Il dato più allarmante riguarda però la produzione di latte: diversi allevatori segnalano cali fino al 20%, un crollo diretto e misurabile che si ripercuote ogni giorno sui bilanci aziendali. “Questo è danno economico diretto, quotidiano, misurabile. Gli allevatori non stanno chiedendo privilegi. Stanno chiedendo rispetto”.

Le tre richieste all’esercito e alle istituzioni.

L’associazione agricola ha chiesto di trovare un accordo con gli allevatori per identificare le fasce orarie di volo più compatibili con l’attività agricola e di riconoscere lo stress animale come causa di perdita produttiva.

La Sardegna ha già dato troppo.

Dietro le cifre c’è una questione più antica e più profonda. La Sardegna ospita la quota più alta di servitù militari d’Italia, con poligoni e aree di esercitazione che occupano porzioni significative del territorio regionale. Una condizione che pesa da decenni sulle comunità locali e che oggi, secondo gli allevatori, sta raggiungendo un punto di rottura.

“Non può continuare a pagare con il latte che manca, con il reddito che crolla e con il silenzio delle istituzioni”, si legge nel documento. “Chi lavora nelle campagne non può essere l’ultima ruota del carro della difesa nazionale”.

foto https://www.war.gov/