Sanzioni Usa e “debanking” in Europa: l’Eurocamera chiede tutele per cittadini e sovranità finanziaria Ue.
Le sanzioni extraterritoriali statunitensi e i loro effetti collaterali sui cittadini europei finiscono sotto la lente del Parlamento europeo. Un’ampia pattuglia di eurodeputati di diversi gruppi politici ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione per denunciare casi di “debanking”, ovvero l’esclusione dai servizi bancari e di pagamento all’interno dell’UE a causa del timore di violare misure Usa.
Nel mirino ci sono episodi recenti che hanno coinvolto figure di primo piano come la relatrice speciale dell’ONU Francesca Albanese e il giudice della Corte penale internazionale Gilles Guillou. In entrambi i casi, fornitori di servizi finanziari e digitali avrebbero limitato o negato l’accesso a conti e sistemi di pagamento nell’Unione, pur in assenza di violazioni del diritto europeo e mentre gli interessati operavano pienamente sotto giurisdizione UE. Scelte motivate, secondo i deputati, da una prudenza eccessiva verso sanzioni statunitensi applicate al di fuori del territorio Usa.
Gli europarlamentari avvertono che simili pratiche violano il diritto dell’Unione e mettono in discussione principi fondamentali come l’indipendenza della magistratura internazionale, la responsabilità multilaterale e la sovranità finanziaria europea. Viene inoltre sollevato il tema degli obblighi dei prestatori di servizi di pagamento nel mercato interno, in particolare sul fronte della continuità dei servizi essenziali.
Da qui le domande rivolte alla Commissione. In primo luogo, i deputati chiedono come Bruxelles valuti l’impatto di questi casi sull’integrità dell’ordinamento UE e sulla capacità dell’Unione di proteggere i propri cittadini e le istituzioni sostenute dall’UE da sanzioni straniere a carattere extraterritoriale. In secondo luogo, sollecitano un rafforzamento dell’applicazione del Regolamento di blocco (Blocking Statute), insieme all’introduzione di strumenti di emergenza, come canali di pagamento protetti a livello europeo, e a incentivi regolatori per sostenere la crescita di operatori finanziari e di pagamento basati nell’UE, riducendo la dipendenza da infrastrutture extraeuropee.
Infine, l’interrogazione chiede se la Commissione intenda attivarsi sul piano diplomatico, sia in sede ONU sia nei rapporti con Washington, per evitare che misure extraterritoriali compromettano la capacità dell’Unione di tutelare la propria sovranità finanziaria e digitale e di difendere cittadini europei e istituzioni internazionali da forme di pressione e coercizione esterna.
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