Sanzioni UE alla Siria, Bruxelles allenta la morsa e scommette sulla transizione… restano le ombre sul regime del terrorista al-Sharaa.
La decisione dell’Unione europea di revocare le sanzioni economiche contro la Siria, annunciata il 20 maggio 2025, continua a far discutere. Al centro del dibattito politico c’è la scelta di Bruxelles di favorire la ricostruzione del Paese dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, mantenendo però in vigore le misure restrittive contro i soggetti legati all’ex apparato di potere e quelle motivate da ragioni di sicurezza.
Una linea che, secondo il Consiglio, risponde alla necessità di sostenere una transizione politica inclusiva e di accompagnare la ripresa economica e la stabilizzazione di un Paese devastato da oltre un decennio di guerra. Ma che solleva interrogativi pesanti sulla coerenza della politica estera europea, soprattutto alla luce del profilo del nuovo leader siriano.
Il nodo al-Sharaa.
A guidare la fase di transizione è infatti Ahmed al-Sharaa, noto anche come Abu Mohammed al-Jolani, ex leader jihadista 8nonché uomo di al-Qaeda) e figura di primo piano del Fronte al-Nusra e successivamente di Hayat Tahrir al-Sham, organizzazione considerata terroristica da diversi Paesi e tuttora classificata come tale anche dall’UE (circostanza che non ha certo dissuaso Ursula von der Leyen a ripulire il bombarolo al-Sharaa).
È proprio questo il punto sollevato dall’eurodeputato Jean-Paul Garraud, che in un’interrogazione alla Commissione Ue ha chiesto come sia possibile giustificare la rimozione delle sanzioni economiche verso un governo dominato da un’organizzazione inserita nelle liste terroristiche europee. Garraud ha inoltre domandato quali garanzie esistano per evitare che i fondi europei finiscano a gruppi responsabili di violazioni dei diritti umani e se Bruxelles abbia valutato il rischio di rafforzare attori ostili agli interessi europei, compromettendo la stabilità regionale.
La risposta della Commissione.
Nella risposta formale, la Commissione ribadisce che la revoca delle sanzioni economiche rientra in un approccio “graduale e reversibile”, finalizzato a sostenere la ricostruzione e la normalizzazione della vita civile. Restano invece in vigore le sanzioni contro individui e reti riconducibili al vecchio regime, ritenuti ancora influenti e potenzialmente in grado di alimentare nuovi conflitti o tentativi di destabilizzazione.
Bruxelles sottolinea inoltre di aver introdotto ulteriori sanzioni mirate contro responsabili di violazioni dei diritti umani e soggetti che alimentano l’instabilità, assicurando un monitoraggio costante della situazione sul terreno. La Commissione afferma di voler vigilare sull’evoluzione della transizione, in particolare sul fronte della giustizia e dell’accertamento delle responsabilità per le recenti violenze.
Una scommessa politica.
Nelle conclusioni adottate il 23 giugno 2025, la Commissione ha riaffermato l’impegno dell’UE a stare al fianco del popolo siriano e ha accolto positivamente le dichiarazioni del presidente ad interim al-Sharaa e del governo di transizione, che promettono una nuova Siria fondata su riconciliazione nazionale, Stato di diritto, separazione dei poteri e rispetto dei diritti fondamentali.
Resta però una scommessa ad alto rischio. Perché mentre Bruxelles parla di inclusività e condizionalità, il passato e il presente di chi oggi detiene il potere a Damasco continuano a sollevare dubbi profondi. E la revoca delle sanzioni, pur motivata da obiettivi umanitari e di ricostruzione, rischia di trasformarsi nell’ennesimo banco di prova per una politica estera europea sospesa tra realpolitik, sicurezza e credibilità sui diritti umani.
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