Sanzioni Ue alla Russia, crescono i dubbi sull’impatto economico. La Commissione ha dati verificabili?
Le sanzioni europee contro Russia e Bielorussia, adottate in risposta all’aggressione militare contro l’Ucraina, continuano (come non potrebbe essere altrimenti) a far discutere per i loro effetti sull’economia dell’Unione. A sollevare il tema è stato l’eurodeputato René Aust del gruppo dell’Europa delle Nazioni Sovrane, che in un’interrogazione scritta alla Commissione von der Leyen ha denunciato l’impatto delle misure restrittive su prezzi, competitività e occupazione, soprattutto in comparti come fertilizzanti, vetro, chimica ed energia, segnalando delocalizzazioni e perdita di posti di lavoro nonostante i meccanismi di protezione introdotti dall’Ue.
Nel suo quesito, Aust ha chiesto alla Commissione di riferire sui dati dell’impatto complessivo delle sanzioni introdotte dal 2022 ad oggi, sulle modalità di valutazione circa l’efficacia dei meccanismi di tutela per imprese e settori in difficoltà e, infine, se sia stata presa in considerazione una revisione della strategia sanzionatoria nell’interesse dell’economia europea, alla luce delle conseguenze prodotte dalle sanzioni su competitività e sicurezza degli approvvigionamenti.
La risposta della Commissione Ue (manchevole anche della firma del mittente), inevitabilmente, si è mossa sul solco della linea politica già tracciata negli ultimi anni. “Le misure restrittive – si legge nella nota – sono uno strumento della politica estera e di sicurezza comune dell’Unione, pensato per difendere valori e interessi europei, sostenere la democrazia, stato di diritto, preservare la pace e rafforzare la sicurezza internazionale. Nel caso specifico della guerra in Ucraina – prosegue la missiva dell’Esecutivo europeo – le sanzioni contro Mosca sono senza precedenti e mirano a ridurre la capacità del Cremlino di finanziare il conflitto, colpire l’élite politica russa e indebolire la base economica del Paese”.
Nel frattempo, però, l’Ue e la stessa Ucraina sotto le bombe russe, negli ultimi anni non ha mai smesso di comprare gas russo. Tu chiamali se vuoi paradossi…
La Commissione, successivamente, ha ribadito l’impegno a garantire un’applicazione efficace delle sanzioni e a contrastarne l’aggiramento, anche attraverso Paesi terzi (negli ultimi 3 anni e mezzo, però, l’attività di controllo non ha sortito gli effetti sperati). Sul piano procedurale, ancora, Ursula e soci hanno ricordato che “le misure vengono regolarmente riesaminate, modificate o rinnovate all’unanimità, in funzione dell’evoluzione della situazione politica sul terreno: spetta agli Stati membri, riuniti in Consiglio, decidere se, quando e come usare lo strumento delle sanzioni nell’ambito della Pesc”.
Molto più prudente, invece, la risposta sugli effetti economici (che probabilmente non sono nella disponibilità della Commissione “che parla a vanvera”). Alla richiesta di dati quantitativi sull’impatto complessivo delle sanzioni dal 2022, la Commissione ha sostanzialmente evitato di rispondere, invitando l’eurodeputato a rivolgersi altrove per le analisi di dettaglio. Nessuna indicazione diretta, dunque, su eventuali soglie, criteri o scenari che potrebbero portare a un allentamento o a una revisione delle misure in caso di ulteriore deterioramento del quadro economico.
Un atteggiamento che conferma come, sul dossier sanzioni, la Commissione Ue continui a muoversi soprattutto in chiave geopolitica, mantenendo la compattezza politica nei confronti di Mosca, mentre il confronto sugli effetti interni – tra costi economici e obiettivi strategici – è destinato a proseguire in altre sedi. Con buona pace dell’industria e dell’economia europea.
