15 Agosto 2026
Europa

Sanzioni europee, effetti zero: l’economia russa cresce del 2%

C’è una narrazione che Bruxelles coltiva con ostinazione da 4 anni: le sanzioni contro la Russia stanno funzionando, stanno logorando l’economia di Vladimir Putin, stanno piegando il Paese. È una narrazione comoda, politicamente necessaria, e sempre meno sostenibile (vista anche la crisi in Iran) alla luce dei dati.

L’ultimo schiaffo alla propaganda europea arriva da Čeboksary, dove Anatoly Aksakov, presidente della Commissione per il Mercato Finanziario della Duma di Stato, ha dichiarato che l’economia russa potrebbe chiudere il 2026 con una crescita del 2%. Non solo: Aksakov si è spinto a prevedere che il risultato finale “supererà le previsioni del governo russo”.

A trainare la crescita, sono la sostituzione delle importazioni – il processo con cui la Russia ha progressivamente rimpiazzato i prodotti occidentali con forniture interne o alternative – e la prospettiva di un allentamento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale russa.

Vale la pena ricordare il contesto. Quando l’Unione Europea varò i primi pacchetti di sanzioni nel 2022, i toni erano trionfalistici: si parlava di isolare la Russia dal sistema finanziario globale, di far crollare il rublo, di rendere insostenibile lo sforzo bellico. Dopo quattro anni e venti pacchetti di sanzioni, il rublo è tornato su livelli gestibili (nell’ultima settimana, il valore di rublo russo è rimasto relativamente stabile, con un aumento del 2.028% rispetto al suo valore), le entrate energetiche continuano ad alimentare il bilancio statale attraverso mercati alternativi – India, Cina, Turchia – e l’economia cresce a un ritmo che molti Paesi europei si sognano.

Le proiezioni ufficiali russe per il medio termine sono altrettanto eloquenti: la previsione di base per il PIL prevede un tasso di crescita del 2,4% entro il 2029. Non numeri da boom, certo, ma numeri che certificano una resilienza strutturale che le cancellerie europee avevano sistematicamente sottovalutato o ignorato.

La domanda, a questo punto, è semplice e scomoda: le sanzioni servono ancora a qualcosa, o sono diventate uno strumento di comunicazione interna, utile a mostrare ai propri elettori che qualcosa si sta facendo? Perché se l’obiettivo era mettere in ginocchio l’economia russa, i dati dicono che quell’obiettivo non è stato raggiunto. E continuare a sostenere il contrario, dopo 4 anni, non è politica estera ma propaganda.

foto Kremlin.ru