14 Luglio 2026
Politica

Sanità sarda, Meloni (Riformatori): “Manca la capacità di tradurre le idee in fatti concreti”

La diagnosi è secca, quasi chirurgica. Franco Meloni, medico e figura di riferimento dei Riformatori Sardi, non gira intorno al problema: la sanità sarda è in crisi strutturale, e buttarci sopra altri soldi non basta. “Abbiamo i fondi ma mancano i medici e quelli che ci sono non vogliono fare quel lavoro”, dice senza esitazione.

L’occasione per fare il punto è il manifesto sulla sanità lanciato dai Riformatori, che stanno portando in giro per la Sardegna incontrando manager delle ASL e delle Aziende Ospedaliero-Universitarie. Non una bacchetta magica, precisa Meloni, ma una bussola: “Non è qualcosa che si applica da oggi a domani. È un aiuto alla giunta regionale per avere un’idea di cosa si potrebbe fare in tempi ragionevoli per risollevare il sistema sanitario regionale”.

Il nodo dei medici di base.

L’ultimo segnale di allarme è arrivato con il bando per le sedi disagiate: oltre 400 posizioni disponibili, appena 70 domande pervenute. Un fallimento annunciato, secondo Meloni, figlio di scelte sbagliate accumulate negli anni. “C’è stata una sistematica sottovalutazione del fabbisogno di medici e infermieri. Adesso ne paghiamo le conseguenze, ma il tempo di formazione di un medico è di 10, 11, 12 anni. Non è comprimibile”.

A rendere il quadro ancora più complicato è la concorrenza dei grandi ospedali urbani. I giovani medici preferiscono le strutture prestigiose, dove crescere professionalmente è più facile. “Andare in un piccolo paese significa rinunciare ai maestri, all’aggiornamento, alla carriera. E, diciamolo chiaramente, anche a una qualità della vita migliore”.

Il privato convenzionato: un alleato incompreso.

Meloni non risparmia critiche alla diffidenza istituzionale verso il privato convenzionato. “Si parla impropriamente di privato. In realtà è un servizio pubblico a tutti gli effetti, con una gestione privata che nella maggior parte dei casi è più efficiente. Il cittadino arriva con il suo foglietto rosa, chiede la prestazione e la ottiene. Fine”. Il problema, aggiunge, è che le tariffe di rimborso della Regione Sardegna sono tra le più basse d’Italia, rendendo poco appetibile investire nel settore.

Prevenire, non curare.

La vera rivoluzione, per Meloni, deve essere culturale prima ancora che organizzativa: passare da una sanità reattiva a una proattiva. “Nel sistema sanitario ideale gli ospedali quasi non servirebbero, perché si impedirebbe alla gente di ammalarsi. Dobbiamo seguire il percorso di vita di ogni cittadino dalla nascita alla morte”. Un obiettivo ambizioso, che si scontra però con il paradosso delle liste d’attesa: come fare prevenzione se per una colonscopia si aspettano due anni?

La giunta Todde: buone idee, scarsa esecuzione.

Meloni non risparmia nemmeno la maggioranza di centrosinistra guidata da Alessandra Todde, con cui ha avuto un confronto diretto durante una scuola di politica organizzata dai Riformatori. “Ci sono le idee. Quello che manca è la capacità di metterle a terra”. Alla domanda se il problema sia la coesione interna della coalizione o l’incapacità gestionale, risponde senza tentennamenti: “Entrambe le cose”, suggerendo la ricorrente crisi tra M5S, PD e partiti minori. “Ma soprattutto manca la capacità pratica di prendere un’idea, trasformarla in delibera e farla diventare realtà concreta. È un problema di classe dirigente”.

Sul fatto che la presidente abbia tenuto per sé anche la delega alla sanità, una delle voci di bilancio più pesanti della Regione, Meloni è diretto: «Gliel’ho chiesto esplicitamente. Ho citato l’esempio di Emanuele Sanna, che negli anni della costruzione del servizio sanitario regionale fu una guida fondamentale. Lei è stata vaga: ha ammesso la necessità peròha parlato di situazione transitoria. Vedremo”.

La maledizione della discontinuità.

C’è però un male ancora più profondo che affligge la Sardegna, trasversale a ogni giunta e a ogni colore politico: l’incapacità di dare continuità alle riforme. “Ogni nuova maggioranza cancella il lavoro di quella precedente e ricomincia da zero. Nel frattempo passano anni. È la disgrazia della Sardegna, non solo nella sanità”.

Il consiglio finale.

La ricetta di Meloni per i prossimi anni di mandato è essenziale: “Servono poche idee chiare, metterle a terra e farle funzionare. In questo momento si fanno delibere di venti pagine convinti di aver risolto il problema. Ma la delibera è solo l’inizio: poi viene l’implementazione, cioè la parte difficile”.