Sardegna

Sanità, salute mentale e del cervello sempre più centrali. Disagio in aumento tra i giovani.

Il benessere della mente e del cervello emerge come una dimensione sempre più essenziale della salute. Un terzo degli italiani adotta ancora una visione “efficientista”, legata alla capacità di svolgere le attività quotidiane, ma il 31,3% identifica la salute con l’equilibrio psicofisico e il benessere mentale, una quota che sale al 44% tra i giovani. È quanto emerge dall’indagine “Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani“, realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia, su un campione rappresentativo di 1.000 adulti.

I dati restituiscono un Paese consapevole del legame tra corpo e psiche: il 46,7% degli intervistati è convinto che il benessere fisico dipenda da quello psicologico, mentre il 45,8% ritiene che le due dimensioni siano ugualmente importanti. Solo una minoranza le considera separate o attribuisce un ruolo secondario alla salute mentale.

Resta però diffusa la tendenza a distinguere tra salute mentale e salute del cervello. Il 62,8% degli italiani non le considera coincidenti, separando le patologie neurologiche e del neurosviluppo da quelle psichiatriche. Tumori cerebrali (42,8%) e demenze (40,7%) vengono associati alla salute del cervello, mentre depressione (52%) e disturbi come paranoia e manie (34,5%) sono percepiti come problemi di salute mentale. Una distinzione che riflette una consapevolezza ancora parziale dell’interdipendenza tra mente e cervello. Non a caso, tra le malattie più temute figurano Alzheimer e demenze (49,5%), i tumori del cervello (32,7%) e la depressione (24,1%).

Il disagio psicologico appare in crescita soprattutto tra i più giovani. Secondo i dati Istat, nel 2023 il 49,3% della popolazione dichiara qualche forma di disagio mentale, mentre aumentano le situazioni più gravi: tra gli adolescenti la quota è salita dal 13,1% al 16%, e tra i 18-34enni dal 17,5% al 19,5%. In questo contesto, la salute mentale assume un ruolo sempre più centrale nella cultura collettiva.

La prevenzione viene indicata come una priorità assoluta. Il 90,3% degli italiani ritiene possibile e necessario intervenire precocemente per evitare l’aggravarsi dei disturbi mentali e cerebrali. Le azioni considerate più efficaci puntano su più livelli: promozione del benessere psicologico a scuola (48,6%), sostegno nei luoghi della vita quotidiana e di lavoro (46,8%), screening precoci sulla popolazione (44%) e potenziamento dei servizi dedicati (43,2%). Tuttavia, il giudizio sull’operato del Servizio Sanitario Nazionale resta critico: circa il 40% considera insufficiente la prevenzione, mentre oltre la metà valuta poco o per nulla efficace la risposta ai disturbi neurologici, del neurosviluppo e psichiatrici.

Nonostante una persistente percezione di stigma, il 67,9% ritiene che sulle malattie psichiatriche pesino ancora vergogna e discriminazione, cresce la sensibilità individuale e collettiva. Il 29,4% degli italiani dichiara di pensare spesso o ogni giorno alla propria salute mentale (41,9% tra i giovani), mentre il 44,3% lo fa almeno qualche volta. Il 74,1% afferma di aver avuto esperienze dirette o indirette con problemi di salute mentale, e l’82% ricorrerebbe, o ha già fatto ricorso, a un aiuto professionale.