Sanità rinviata per mancanza di numero legale: in Consiglio regionale il senso di servizio pubblico è una puttanata
C’è un’immagine che racconta meglio di mille analisi lo stato del Consiglio regionale sardo: la commissione sesta convocata per ascoltare la presidente Todde in veste di assessora ad interim della Sanità, tema tra i più delicati e urgenti per i cittadini, è stata rinviata nuovamente (in meno di un mese) per mancanza di numero legale.
Non è un incidente isolato. È la fotografia di un’assemblea elettiva in cui il senso civico è merce rara, il senso del servizio pubblico praticamente scomparso, e dove si intende il mandato popolare con una rendita di posizione da gestire secondo convenienza. Si diserta, si latita, ci si dilegua e lo si fa con una disinvoltura che va oltre il disprezzo verso gli elettori.
Le ragioni? Manovre di piccolo cabotaggio, come sempre. Malumori interni per questo o quell’emendamento puntuale nella prossima manovrina finanziaria. Microconflitti da corridoio, ripicche da “consiglio comunale di bidda”, non certo la visione di chi governa una regione. Altro che politica: è il teatrino dei veti incrociati e dei dispetti tra correnti.
Non servono le “tirate d’orecchio” del presidente Comandini, figura sempre più inutile e stanca nei panni del moralizzatore d’Aula: le sue esortazioni scivolano via senza lasciare traccia o, meglio, inascoltate.
Il verdetto finale, amaro e inequivocabile, lo scrivono le sedie vuote di quella commissione: per questi signori (chiamiamoli così) valgono di più i fondi alle pro loco per una salsicciata di paese che una giornata dedicata alla sanità dei sardi.
