Sardegna

Sanità: nel 2025 13,6 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure.

Nel 2025 il rapporto tra gli italiani e il sistema sanitario si è rivelato sempre più critico. Tempi di attesa che sfiorano i tre mesi nella sanità pubblica e costi elevati nel privato stanno spingendo milioni di cittadini a rinunciare alle cure o a indebitarsi pur di riceverle. È quanto emerge da un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto mUp Research, che fotografa un quadro definito dagli analisti come “preoccupante”.

Secondo lo studio, lo scorso anno circa 26 milioni di pazienti si sono rivolti alla sanità privata, mentre 13,6 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una prestazione medica. Nonostante il crescente ricorso alle strutture private, solo il 23% della popolazione ha potuto contare su una copertura assicurativa sanitaria.

Per chi non era assicurato, il ricorso alle cure private ha spesso significato indebitarsi: circa 1,7 milioni di italiani hanno richiesto un prestito per sostenere le spese mediche o per ridurre l’impatto sul bilancio familiare. I dati dell’osservatorio congiunto Facile.it – Prestiti.it stimano che, considerando i soli prestiti personali per spese sanitarie erogati dalle finanziarie, nell’ultimo anno siano stati concessi circa 1,4 miliardi di euro. Una cifra destinata a crescere se si includono anche i finanziamenti richiesti direttamente presso le strutture sanitarie o i prestiti informali da amici e parenti.

Liste d’attesa e prestazioni negate.

Uno dei principali fattori che spingono verso il privato resta la lunghezza delle liste d’attesa nel sistema pubblico. Nel 2025 il tempo medio di attesa per una prestazione sanitaria in una struttura pubblica è stato di 87 giorni, che salgono a 91 nel Mezzogiorno. Nel privato, invece, l’attesa media si riduce a 18 giorni, con differenze territoriali meno marcate.

Le criticità variano anche in base alla specializzazione: per una visita oculistica nel pubblico si arriva in media a 116 giorni, contro i 15 nel privato; per la dermatologia l’attesa tocca i 118 giorni, contro i 25 nel settore privato.

A pesare ulteriormente è il fenomeno delle “liste chiuse”: quasi 7 pazienti su 10 dichiarano di essersi sentiti almeno una volta rispondere che non vi era alcuna disponibilità per prenotare la prestazione richiesta.

Costi elevati e coperture assicurative limitate.

Se il privato garantisce tempi più rapidi, comporta però spese rilevanti. La spesa media per prestazione in regime di solvenza è stata pari a 325 euro, con forti variazioni a seconda dell’area medica: si va dai 102 euro per gli esami del sangue a oltre 700 euro per le cure odontoiatriche.

Per far fronte a questi costi, circa 6 milioni di italiani hanno utilizzato una polizza sanitaria, che ha coperto in parte o totalmente le spese mediche. Le differenze territoriali restano marcate: la quota di cittadini coperti raggiunge il 28,9% al Nord, scende al 25% al Centro e crolla al 15% nel Sud.

Prestiti per la salute: un fenomeno in crescita.

L’analisi dell’osservatorio Facile.it – Prestiti.it su un arco di dieci anni mostra un aumento costante del ricorso ai prestiti per spese sanitarie. Nel 2015 tali richieste rappresentavano il 3,8% del totale, con un importo medio vicino agli 8.000 euro. Nel 2025, le domande sono cresciute del 17%, arrivando a rappresentare circa il 4,5% del totale, mentre l’importo medio richiesto è sceso a 5.800 euro.

Secondo gli esperti, se in passato il prestito sanitario era legato a eventi straordinari e costosi – come ricoveri in cliniche private – oggi viene utilizzato sempre più spesso per spese ricorrenti: cure odontoiatriche, esami diagnostici e visite specialistiche, spesso per aggirare le lunghe attese del sistema pubblico.

Rinunce alle cure e disuguaglianze territoriali.

Il dato più allarmante resta quello delle rinunce alle cure. Nel 2025 13,6 milioni di italiani hanno deciso di non sottoporsi ad almeno una prestazione sanitaria. Le rinunce riguardano soprattutto visite specialistiche (80%), esami diagnostici (52%) e, in casi più gravi, interventi chirurgici (16%).

Le principali motivazioni sono i tempi di attesa troppo lunghi (63%) e i costi elevati della sanità privata (62%). Anche in questo caso emergono forti divari territoriali: la rinuncia alle cure è più diffusa nel Centro-Sud (36%) rispetto al Nord (29%).

Migrazione sanitaria: milioni di pazienti in viaggio.

A completare il quadro c’è il fenomeno della migrazione sanitaria. Nell’ultimo anno, circa 2,6 milioni di italiani hanno dovuto spostarsi dalla propria regione per ricevere cure mediche. Le regioni che hanno attratto il maggior numero di pazienti sono state Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia, confermando un sistema sanitario nazionale sempre più segnato da squilibri geografici.