10 Luglio 2026
Sardegna

Sanità, infermieri in Italia e tenuta del sistema: 6,5 infermieri ogni 1000 abitanti. In calo i laureati.

Un documento inedito e atteso. È il primo Rapporto ufficiale sulle Professioni Infermieristiche in Italia, realizzato dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Obiettivo? Offrire un quadro strutturato e aggiornato del ruolo, delle condizioni di lavoro e delle prospettive degli infermieri italiani, alla luce delle trasformazioni in atto nella sanità nazionale ed europea.

Il Rapporto, articolato in quattro sezioni, prende in esame dati demografici, retributivi e professionali, confronti internazionali, analisi regionali e approfondimenti qualitativi su carriera, formazione e percezione sociale del ruolo. Emergono così i tratti salienti di una categoria professionale centrale per il futuro del SSN, ma ancora sottovalutata in termini di riconoscimento e risorse.

Tra i principali indicatori, spicca il divario tra l’Italia e il resto d’Europa in termini di dotazione infermieristica: con appena 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, il nostro Paese si colloca ben al di sotto della media OCSE (14 in Finlandia, 12 in Germania). Le differenze si acuiscono a livello regionale: Sicilia e Lombardia registrano criticità sia nel numero di iscritti all’Albo FNOPI sia nel personale effettivamente impiegato nel SSN.

La questione si riflette anche sulle retribuzioni, con Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna che guidano la classifica dei compensi, mentre Campania e Molise restano fanalino di coda. Le stesse Regioni si distinguono anche per la presenza di infermieri in posizioni dirigenziali e accademiche, evidenziando un Nord più avanzato in termini di valorizzazione professionale.

Il settore pubblico resta il primo sbocco occupazionale per gli infermieri laureati, scelto dal 78,9% dei triennalisti nel 2023, in lieve calo rispetto all’84,9% del 2018. Aumenta, invece, la coerenza tra titolo di studio magistrale e ambito lavorativo: il 92,3% dei laureati magistrali trova impiego in un ruolo attinente alla formazione.

Significativo anche l’aumento della percezione dell’utilità sociale del lavoro: dal 65,8% nel 2015 al 75,7% nel 2023, un segnale di crescente consapevolezza del valore della professione, rafforzato dall’esperienza pandemica. Tuttavia, il dato preoccupante resta l’alto tasso di intenzione a cambiare lavoro, che raggiunge punte del 45%, soprattutto tra chi lavora in ospedale e non è coinvolto nei processi decisionali.

Le testimonianze dei pazienti, raccolte dall’Osservatorio PREMs, dipingono però un quadro positivo: alto gradimento per empatia, disponibilità e professionalità del personale infermieristico, con punte di 95 su 100 nel supporto emotivo e 94 su 100 per il rispetto e la dignità garantiti ai pazienti.

Una sezione del Rapporto è dedicata all’impatto del DM 77/2022 sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale. L’infermiere di famiglia o di comunità (IFeC/IFoC) è al centro del nuovo modello assistenziale, ma le Regioni adottano approcci disomogenei: solo quattro (Lazio, Lombardia, Toscana e Sardegna) optano per la definizione integrata “Infermiere di Famiglia e Comunità”.

Dall’analisi normativa emerge un approccio ancora poco centrato sul lavoro in team e sulla multidisciplinarietà. I cittadini, coinvolti nei focus group della Consulta FNOPI, denunciano una scarsa percezione della riforma come prassi uniforme e propongono, tra le priorità, l’introduzione capillare della figura dell’infermiere scolastico.

Il Rapporto introduce un modello innovativo per misurare la performance infermieristica attraverso cinque dimensioni del valore (tecnico, allocativo, del paziente, del dipendente e della società), con esempi di indicatori già utilizzati nei sistemi di valutazione nazionali.

Grande attenzione anche alla formazione e alla ricerca: se le posizioni accademiche in Scienze Infermieristiche sono quasi raddoppiate dal 2014 al 2024, restano comunque inferiori rispetto ad altre aree. La produzione scientifica è in crescita, ma ancora fragile, con un’offerta di dottorati limitata e una distribuzione territoriale squilibrata.

In calo i laureati triennali (da 13.058 nel 2015 a 10.631 nel 2023), mentre raddoppiano quelli magistrali. Sale anche il numero di studenti provenienti da licei, segno di una maggiore attrattività della professione tra i giovani, la cui età media alla laurea scende a 25,2 anni.

“La questione infermieristica non è solo una questione di professione, ma riguarda tutto il Paese” ha commentato Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI. “Con una popolazione che invecchia e sempre più patologie croniche, la vera sfida sarà assistenziale. La sanità del futuro si gioca nei quartieri, nelle case, nelle reti comunitarie. E al centro ci saranno gli infermieri, se sapremo valorizzarli”.

Secondo FNOPI, affrontare la carenza di personale non può limitarsi agli incentivi economici: servono percorsi di carriera, specializzazioni, riconoscimento del ruolo e investimenti nella formazione. Perché solo un capitale umano motivato, integrato e innovativo potrà garantire la tenuta del sistema sanitario.