15 Agosto 2026
PoliticaSardegna

Sanità in Barbagia, dove il 118 arriva senza medico e l’elisoccorso di notte non vola: ma Todde presenta i “risultati”

C’è una Sardegna che esiste nei comunicati stampa, nelle conferenze stampa, nelle slide patinate con grafici e frecce che puntano verso l’alto. E c’è una Sardegna che esiste nei fatti: quella dove la guardia medica di Aritzo sospende il servizio cinque notti su cinque, dalle 20 alle 8, con una nota del Distretto Sanitario che si scusa , testualmente , “per il disagio arrecato.” Come se mancasse il riscaldamento in un ufficio, scrive con amara lucidità Pina Cui, referente del Gruppo Allerta in Barbagia, nella lettera indirizzata al Ministro della Salute Schillaci, alla presidente della Regione Alessandra Todde e al direttore generale della ASL 3 di Nuoro.

Sono due Sardegne che non si parlano. O meglio: una parla “troppo e a vanvera”, l’altra aspetta. Da anni.

Il quadro: un territorio abbandonato a se stesso.

La lettera , firmata, timbrata, inviata via PEC come le precedenti, rimaste senza risposta, descrive uno scenario che ha poco di straordinario e molto di sistematico. All’ospedale San Camillo di Sorgono manca il pediatra, manca personale in medicina e in oncologia, manca ancora la teleradiologia. La guardia medica funziona “a intermittenza, come le luci di un albero di Natale.” Il 118, si legge nel documento ufficiale del distretto, arriva “molto spesso” senza medico a bordo. L’elisoccorso di notte non vola. L’ospedale più vicino è a 35 chilometri.

Per le urgenze notturne, dunque, il cittadino della Barbagia è solo. Matematicamente solo.

A Nùoro, al San Francesco, la situazione non è migliore. La geriatria , l’unica dell’intera Sardegna centrale, come ammette la stessa Direzione Aziendale , è in condizioni critiche. L’oncologia rischia il collasso. La pneumologia ha visto dimezzare i posti letto, da 22 a 10, con i ricoveri notturni sospesi. Dalle 20 alle 8. Lo stesso orario in cui tace la guardia medica di Aritzo. Lo stesso orario in cui l’elisoccorso resta a terra. “Una coincidenza, sicuramente”, scrive Cui, con un’ironia che taglia come un bisturi.

I letti ci sono. Sulla carta.

Quel che rende la vicenda ancora più grottesca è che le soluzioni esisterebbero. L’atto aziendale prevede per il San Camillo di Sorgono una struttura di medicina lungodegenza da 20 posti letto e una di recupero e riabilitazione funzionale da 10. Strutture che potrebbero alleggerire il carico del Nuorese, rispondere ai bisogni dei pazienti, essere parte della soluzione. I letti ci sono, sulla carta. Il progetto c’è, sulla carta. Il personale potrebbe esserci, se si volesse. “Tranne la cosa più importante”, scrive Cui. “La volontà di farlo”.

Todde presenta i risultati. Quali?

In questo quadro desolante si inserisce, con il tempismo di chi non conosce o non vuole conoscere il territorio che governa, la narrazione della presidente Alessandra Todde, che in questi mesi ha moltiplicato le uscite pubbliche per rivendicare i risultati della propria gestione sanitaria, presentando dati, annunciando investimenti, fotografandosi accanto a primari e direttori generali.

Risultato? In una regione dove una donna scrive al Ministro della Repubblica citando l’articolo 120 della Costituzione , quello che consente al Governo di sostituirsi alle Regioni quando vengono compromessi i livelli essenziali delle prestazioni , e dove quella stessa donna si chiede se l’articolo 32, il diritto alla salute, “valga anche qui, o se per noi sia semplicemente andato in prescrizione”.

Non è retorica. È una domanda giuridicamente fondata, posta da cittadini esasperati che hanno esaurito gli strumenti ordinari: le PEC inviate e ignorate, i documenti protocollati e archiviati, le promesse con timbro e senza seguito.

Il problema del consenso e dell’analfabetismo funzionale in Sardegna.

Il punto più doloroso, e più onesto da sollevare, riguarda il contesto in cui tutto questo accade. In una società civile reattiva, una gestione sanitaria di questo livello produrrebbe conseguenze politiche immediate. La sanzione morale, prima ancora di quella elettorale, sarebbe rapida, rumorosa e diffusa.

In Sardegna, quella sanzione tarda. Non arriva perché una parte dell’opinione pubblica è distratta, o disinformata, o entrambe le cose. Tarda perché il sistema dei comunicati stampa funziona meglio del sistema sanitario: annunci, grafici, inaugurazioni, foto. Tarda perché attorno a chi governa proliferano claque lobbystiche che trasformano ogni critica legittima in attacco politico, e ogni dato scomodo in fake news. Tarda perché gli haters , quelli veri, quelli che insultano senza argomentare e senza informarsi compiutamente, finiscono per fare un favore involontario a chi governa male, mescolando la critica fondata con il rumore di fondo e rendendo tutto uguale, tutto indistinguibile.

Il risultato è che Pina Cui scrive lettere circostanziate, documentate, dolorose. E ad ascoltarla, per ora, non c’è nessuno che conti davvero.

Il postscriptum della lettera vale più di mille analisi: “In questo territorio l’unica cosa che funziona puntuale, garantita, mai sospesa, mai dimezzata, mai a intermittenza , sono i vostri stipendi. Ci chiediamo a cosa corrispondano”.