17 Marzo 2026
PoliticaSardegna

Sanità e mobilità passiva. La Sardegna si muove come le regioni virtuose d’Italia?

Quando un cittadino lascia la propria regione per curarsi altrove, il costo delle cure viene addebitato alla regione di residenza, non a quella che eroga la prestazione. Questo meccanismo, noto come mobilità sanitaria passiva, è uno degli indicatori più precisi delle disuguaglianze del Servizio Sanitario Nazionale italiano. Misura, in sostanza, la fiducia, o la sfiducia, dei cittadini nel proprio sistema sanitario locale.

Nel 2023, secondo il nuovo report della Fondazione GIMBE presentato il 4 marzo 2026 in occasione del trentennale di attività, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto il livello record di 5,15 miliardi di euro, in crescita del 2,3% rispetto ai 5,04 miliardi del 2022. Un dato che certifica come, nonostante decenni di tentativi di riequilibrio, il fenomeno non sia ancora sotto controllo a livello nazionale.

In questo contesto, la Regione Liguria ha recentemente presentato un segnale positivo: una riduzione della propria mobilità passiva di 260.000 euro nel 2023 rispetto all’anno precedente, accompagnata da un piano da 68 milioni di euro varato nel 2025 per continuare su questa strada. Una buona pratica che spinge a chiedersi se la Sardegna, storicamente tra le regioni più colpite dalla fuga sanitaria, si sta muovendo nella stessa direzione?

Il caso Liguria: inversione di tendenza certificata.

La Fondazione GIMBE ha certificato per la Liguria una riduzione della mobilità passiva di 260.000 euro nel 2023 rispetto al 2022. Si tratta di un importo contenuto in valore assoluto, ma significativo come segnale di tendenza: la Liguria era ferma a un saldo negativo di circa -74,6 milioni di euro nel 2022 e -74,4 milioni nel 2023, collocandosi nella fascia del “saldo negativo moderato” nella classificazione GIMBE.

L’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò ha sottolineato oggi come la riduzione sia il frutto di un lavoro strutturato, e ha annunciato un Piano da 68 milioni di euro per il 2025 articolato su tre assi principali: rafforzamento dell’attività nelle strutture pubbliche, riorganizzazione delle liste d’attesa e presa in carico più proattiva dei pazienti.

Un altro dato significativo riguarda il ruolo del privato accreditato: in Liguria le strutture private erogano meno del 7% delle prestazioni ospedaliere in mobilità, collocandosi tra le regioni italiane che meno ricorrono al settore privato. Secondo il report GIMBE del 2021 (ultima serie storica dettagliata), la Liguria si attestava al 10% di mobilità attiva gestita da privati, tra le percentuali più basse d’Italia insieme a Valle d’Aosta, Umbria e Sardegna stessa.

La Sardegna nei dati GIMBE: il quadro del 2023.

Il quadro per la Sardegna è ben più preoccupante. Secondo il report GIMBE sulla mobilità sanitaria 2023, la Sardegna registra un saldo negativo rilevante di -101,9 milioni di euro, superando per la prima volta la soglia dei 100 milioni che la classifica nella fascia più critica della graduatoria nazionale, insieme a Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Lazio.

Questo significa che nel 2023 la Sardegna ha pagato alle altre regioni oltre 100 milioni di euro netti per curare i propri cittadini che hanno scelto di rivolgersi a strutture fuori dall’Isola. Un salto peggiorativo rispetto al 2022, quando il saldo era di -96,3 milioni, e al 2021 quando la regione era ancora in una fascia di saldo negativo moderato.

RegioneSaldo 2022 (€ mln)Saldo 2023 (€ mln)Variazione
Liguria-74,6-74,4-0,2 ↓
Sardegna-96,3-101,9-5,6 ↑
Confronto saldi regionali: Sardegna vs Liguria (2022-2023). Fonte GIMBE – Report sulla mobilità sanitaria interregionale 2022-2023.

La Corte dei Conti suona l’allarme: 827 milioni in un decennio.

I dati GIMBE trovano conferma e integrazione nella relazione al Parlamento della Corte dei Conti 2025, pubblicata a gennaio 2026, che analizza lo stato della sanità regionale italiana. Per la Sardegna, il quadro è impietoso.

La mobilità passiva segna un rosso di 96,3 milioni di euro nel 2024, il dato coincide con quello GIMBE per il 2022, suggerendo una sostanziale stabilità nel biennio pre-2023, e il conto totale dei pazienti in fuga nell’ultimo decennio raggiunge la cifra di 827 milioni di euro. Un’emorragia finanziaria e umana che si ripete anno dopo anno senza soluzioni strutturali.

Il quadro della Corte dei Conti evidenzia anche alcune contraddizioni significative. Da un lato, il 2023 ha visto la Sardegna registrare il maggior miglioramento nazionale nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), superando per la prima volta la soglia critica dei 60 punti in tutte le categorie monitorate ed uscendo dall’area dell’inadempienza. Un risultato straordinario che dimostra che il sistema sanitario isolano può migliorare.

Dall’altro lato, le criticità strutturali restano: nell’area ospedaliera la Sardegna figura tra le regioni con la minore capacità di attrazione e tra le meno performanti per interventi tempestivi (ad esempio, solo il 23,4% dei pazienti con frattura del collo del femore viene operato entro due giorni). A questo si aggiungono ritardi significativi negli investimenti PNRR: l’edilizia sanitaria è ancora all’avvio, con meno di un decimo della spesa prevista effettivamente erogata.

Punti critici rilevati dalla Corte dei Conti per la Sardegna.

Tra i punti dolenti evidenziati dalla Corte dei Conti per la Sardegna, si trova innanzitutto il saldo passivo di mobilità sanitaria: -96,3 milioni nel 2024 (peggiorato a -101,9 nel 2023 secondo GIMBE). Ancora, un costo cumulato nell’ultimo decennio pari a circa 827 milioni di euro di perdita netta, senza contare una spesa farmaceutica al 20,66% del FSR, contro media nazionale del 17,79%.

Ancora, nell’Isola si presenta una performance ospedaliera sotto la media per gli interventi urgenti ad alta priorità.

Confronto strutturale: perché Liguria e Sardegna non sono paragonabili.

Mettere a confronto Liguria e Sardegna, alla luce di queste evidenze, richiede onestà intellettuale: si tratta di due contesti profondamente diversi per dimensioni, geografia, storia sanitaria e punto di partenza.

Le differenze strutturali.

La Liguria è una regione del Nord Italia, con confini terrestri con Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, e con strutture sanitarie di eccellenza già presenti sul territorio (ospedali universitari, IRCCS). La sua mobilità passiva di 74 milioni è in parte “fisiologica”, ovvero legata alla prossimità geografica con centri di eccellenza, più che a una vera e propria fuga per carenza di servizi.

La Sardegna è un’isola. Non condivide confini terrestri con nessuna regione italiana. Ogni paziente sardo che si cura in altra regione deve affrontare un viaggio aereo o marittimo, con costi economici e psicologici molto più elevati. Questo significa che la mobilità passiva sarda è quasi per definizione una scelta non volontaria: non si tratta di preferire l’ospedale di un’altra regione per comodità o per vicinanza, ma di una vera e propria fuga dettata da necessità.

I numeri della differenza

IndicatoreLiguriaSardegna
Saldo passivo 2023-74,4 mln €-101,9 mln €
Fascia GIMBE 2023Negativo moderatoNegativo rilevante
Posizione geograficaRegione peninsulareIsola (voli/navi obbligatori)
% privato in mobilità attiva~11% (GIMBE 2021)~16% (GIMBE 2021)
Trend 2022-2023In miglioramento (-0,2 mln)In peggioramento (+5,6 mln)
Piano anti-mobilità passiva68 mln € (2025)Non ancora comunicato
Elaborazione su dati GIMBE, Corte dei Conti,

Cosa sta facendo la Sardegna? Un confronto sull’azione politica.

La Liguria ha un Piano operativo con risorse precise (68 milioni di euro), obiettivi chiari (riduzione delle liste d’attesa, potenziamento del pubblico, presa in carico proattiva) e un’inversione di tendenza già registrata dai dati GIMBE. La Sardegna, al contrario, non ha ancora annunciato un piano analogo dedicato specificamente alla mobilità passiva.

Il Piano Regionale dei Servizi Sanitari 2022-2024, che ha guidato la programmazione sanitaria sarda nel triennio, prevedeva generici obiettivi di riduzione della mobilità passiva ma non li traduceva in risorse dedicate o in un piano operativo con scadenze precise. Il Piano Preventivo delle Attività 2024-2026 dell’ARES Sardegna analizza la struttura della mobilità, identificando ad esempio la diagnosi più frequente tra i ricoveri fuori regione (infertilità femminile) e la seconda (chemioterapia antineoplastica), ma anche in questo caso senza le componenti tipiche di un piano di contrasto strutturale.

Va segnalato un elemento di contesto politico rilevante: nel 2024-2025 la sanità sarda ha vissuto un periodo di incertezza sulla governance, con la presidente Alessandra Todde in regime di interim dell’assessorato della Sanità e dei sostituti ai vertici delle direzioni generali delle aziende sanitarie, a causa delle vicende giudiziarie legate alle sentenze della Consulta e del TAR. Questa instabilità ha inevitabilmente rallentato la capacità di pianificazione strategica.

Un segnale positivo: il miglioramento dei LEA.

L’unico elemento che differenzia positivamente la Sardegna rispetto all’immagine di crisi totale è il già citato miglioramento dei LEA nel 2023, il più significativo in Italia. Se la qualità delle cure migliora, la fiducia dei cittadini potrebbe seguire, anche se il rapporto tra qualità percepita, qualità misurata e scelta di cura è complesso e i risultati richiedono tempo per tradursi in dati di mobilità.

Il caso emblematico: i sardi fuori regione per la chemioterapia.

Tra le prime venti diagnosi che portano i sardi a curarsi fuori regione, la chemioterapia antineoplastica è al secondo posto. Si tratta di uno dei dati più allarmanti: un paziente oncologico che deve affrontare trattamenti chemioterapici in una regione diversa dalla propria deve sostenere non solo i costi del viaggio, ma anche quelli dell’alloggio per sé e spesso per un accompagnatore, per settimane o mesi.

Questo tipo di mobilità non può essere definita una “scelta”: è una necessità dettata dall’assenza o dall’inadeguatezza dei servizi oncologici nell’Isola. E il suo costo umano va ben oltre i 101,9 milioni di euro del saldo passivo 2023.

Conclusioni: la Sardegna deve ancora fare il primo passo

La Sardegna ha tutti gli elementi per cambiare rotta. Ha un sistema pubblico ancora prevalente (il privato eroga meno del 20% della mobilità attiva), ha mostrato una capacità di miglioramento improvviso sui LEA, e ha una popolazione che ha tutto l’interesse a curarsi vicino a casa. Ciò che manca è ancora la volontà politica di tradurre queste potenzialità in un piano d’azione concreto, finanziato e monitorabile, esattamente quello che la Liguria ha già fatto.

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