Europa

Sanità e intelligenza artificiale, PfE: “Apprensione per ruolo crescente degli algoritmi nelle decisioni cliniche”.

L’uso crescente dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario europeo sta sollevando non pochi interrogativi sui diritti dei pazienti, sulle responsabilità mediche e sul ruolo dei professionisti. A lanciare l’allarme è l’eurodeputato austriaco Gerald Hauser (PfE), che in un’interrogazione scritta alla Commissione Europea chiede chiarimenti su basi giuridiche, implicazioni etiche e scenari futuri legati all’impiego dell’AI nella sanità.

Al centro delle preoccupazioni c’è il programma europeo “Artificial Intelligence in Healthcare”, promosso dalla Commissione von der Leyen per trasformare in modo profondo la sanità nell’UE. Iniziativa, in sintesi, che incoraggia l’adozione di tecnologie AI per ottimizzare i processi clinici e amministrativi: dalla gestione delle cartelle elettroniche alla diagnosi assistita, fino alla definizione di piani terapeutici personalizzati e sistemi automatizzati di triage.

Hauser sottolinea come alcune raccomandazioni della Commissione derivino direttamente dalle linee guida del World Economic Forum, che già nel 2023 avevano indicato l’automatizzazione del triage come uno degli obiettivi principali. “In Austria – denuncia l’eurodeputato – già oggi alcune decisioni diagnostiche e approvazioni terapeutiche non sono più prese da medici, ma da sistemi di intelligenza artificiale“.

Dovuta quindi la richiesta alla Commissione europea nel merito delle responsabilità in caso di errori clinici attribuibili all’uso dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario, a partire dalle diagnosi sbagliate e fino ad arrivare ai ritardi nei trattamenti.

Un intervento, ancora, che riaccende il dibattito sull’impatto etico e sociale dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario e sui crescenti timori per una possibile disumanizzazione del rapporto medico-paziente e per la deresponsabilizzazione in caso di errori.

Sullo sfondo, non essendo ancora pervenuta la Commissione von der Leyen, permangono gli interrogativi non solo sulle tutele giuridiche e sulla ripartizione delle responsabilità, ma anche sul modello di sanità che intende promuovere nei prossimi anni.