18 Maggio 2026
PoliticaSardegna

Sanità, a Nùoro parte la sperimentazione del “See and Treat” al San Francesco. Ancora iniziative spot?

Parte da Nùoro la nuova sperimentazione sanitaria della Giunta regionale guidata da Alessandra Todde. L’ospedale San Francesco sarà infatti il primo in Sardegna ad attivare il modello organizzativo “See and Treat”, pensato per snellire le liste d’attesa nei Pronto soccorso attraverso la gestione autonoma, da parte degli infermieri, dei codici minori. Un’iniziativa che, almeno nelle intenzioni dell’assessorato alla Sanità, dovrebbe contribuire a ridurre il sovraffollamento nei presìdi di emergenza-urgenza.

Ma dietro l’annuncio si potrebbe celare l’ennesimo intervento estemporaneo, figlio di una gestione sanitaria che finora ha preferito puntare su soluzioni tampone piuttosto che strutturare percorsi di riforma veri e propri. Prima i contestati “buoni servizio sanitari”, misura tanto annunciata quanto inefficace perché priva di universalità, ora questo nuovo progetto che, seppur innovativo sulla carta, rischia di trasformarsi in un’altra risposta isolata alle carenze sistemiche della sanità sarda. Regione, peraltro, dove i vertici non sono forse al corrente dell’esistenza del cosiddetto percorso di tutela, volendo restare nel perimetro del discorso sull’abbattimento delle liste d’attesa.

Secondo la delibera approvata dalla Giunta su proposta dell’assessore Armando Bartolazzi, il progetto sarà circoscritto inizialmente al San Francesco. Qui, nel 2023, sono stati registrati quasi 29mila accessi al Pronto soccorso, di cui ben il 62% codificati come codici minori (bianco e verde). Di questi, circa 3.300 pazienti – il 16% del totale – avrebbero potuto beneficiare del percorso “See and Treat”, con evidenti vantaggi in termini di tempistiche e carico di lavoro.

Il modello prevede che i pazienti a bassa complessità vengano presi in carico da infermieri formati, in un’area dedicata del Pronto soccorso, secondo protocolli già approvati. Gli operatori potranno valutare, trattare e dimettere il paziente in autonomia, condividendo eventualmente il percorso con un medico. Restano escluse tutte le situazioni cliniche che richiedono approfondimenti specialistici, come dolori addominali, sintomi neurologici o problematiche cardiovascolari.

L’assessore Bartolazzi ha definito il modello “una soluzione concreta e già validata a livello nazionale per contrastare il sovraffollamento ospedaliero”. Tuttavia, la vera criticità sta proprio nella cornice in cui si inserisce questa sperimentazione: un sistema regionale sotto pressione, dove i pronto soccorso restano sotto organico, le liste d’attesa fuori controllo e le strutture territoriali ancora insufficienti. E non parliamo dell’assenza di medici e degli altri operatori sanitari…

La delibera prevede un monitoraggio annuale dell’efficacia del modello, con la possibilità di estenderlo ad altri presìdi sanitari della Sardegna. Ma senza un vero investimento su personale, riorganizzazione dei servizi e potenziamento della medicina territoriale, anche il “See and Treat” rischia di restare l’ennesimo esperimento a tempo, buono per i titoli della foraggiata stampa mainstream regionale ma poco incisivo nella realtà quotidiana dei cittadini.