Sanchez: “Sospendere l’accordo UE-Israele del 1995”. Pressione su Bruxelles dopo i raid sanguinari di Tel Aviv in Libano
Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha chiesto all’UE di sospendere l’accordo di associazione Israele-Ue del 1995, dopo la nuova ondata di attacchi contro il Libano
In un messaggio pubblicato sui social, Sanchez ha condannato con fermezza le operazioni militari israeliane, definendo “intollerabile” quella che ha descritto come una violazione del diritto internazionale e disprezzo per la vita umana. Il premier spagnolo ha inoltre sottolineato la necessità di includere il Libano nel cessate il fuoco recentemente concordato tra Stati Uniti e Iran, invitando la comunità internazionale a reagire con decisione.
“Devono essere adottate misure immediate”, ha affermato, ribadendo che “l’Unione Europea deve sospendere il proprio accordo di associazione con Israele” e chiedendo che non vi sia “alcuna impunità per questi atti”.
L’accordo UE-Israele del 1995.
L’accordo di associazione tra Israele e l’Ue, firmato nel 1995 ed entrato in vigore nel 2000, rappresenta il principale quadro giuridico che regola le relazioni politiche ed economiche tra le due parti.
Si tratta di un trattato che prevede la progressiva liberalizzazione degli scambi commerciali, favorendo l’accesso reciproco ai mercati e promuovendo la cooperazione in numerosi settori, dalla ricerca scientifica alla tecnologia, fino al dialogo politico e alla sicurezza. Nel corso degli anni (qualcosa dovrebbe pur dire dato che le violazioni di Israele proseguono indisturbate da anni), l’UE è diventata uno dei principali partner commerciali di Israele.
Un elemento centrale dell’accordo è la cosiddetta “clausola dei diritti umani”, che stabilisce come il rispetto dei diritti fondamentali e dei principi democratici costituisca una condizione essenziale per la cooperazione. Proprio su questo punto si concentra oggi il dibattito politico: la sospensione dell’accordo, richiesta da Madrid, rappresenterebbe uno strumento di pressione diplomatica nei confronti di Tel Aviv in risposta alle operazioni militari e alle presunte violazioni del diritto internazionale.
Tuttavia, una simile decisione richiederebbe il consenso degli Stati membri e si inserirebbe in un contesto complesso, segnato da posizioni divergenti all’interno dell’Unione sulla gestione del conflitto mediorientale e sui rapporti con Israele.
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