“Salva Casa”, via libera al ddl n.83: giovedì riprende l’esame in Aula.
Il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato in serata il passaggio all’esame degli articoli del disegno di legge n.83, che punta al riordino e al coordinamento della normativa edilizia e urbanistica regionale.
L’apertura della seduta pomeridiana è stata segnata dall’intervento del consigliere Alessandro Sorgia che ha attaccato la Giunta Todde, accusandola di aver causato ritardi “concreti e dannosi” nella riqualificazione urbana: “Si tratta di un fallimento gestionale che incide direttamente sulla vita dei cittadini e dei professionisti del settore”. Il consigliere ha poi sollevato dubbi sulla legittimità costituzionale del provvedimento, interrogandosi sulla sua sostenibilità per la Sardegna.
Dal fronte della maggioranza è arrivata la risposta di Sandro Porcu (Orizzonte Comune), che ha elogiato il lavoro svolto in Commissione e definito il ddl “una risposta politica e culturale alla necessità di semplificare senza stravolgere, sanare senza ricorrere a sanatorie generalizzate”. Secondo Porcu, il testo restituisce certezza normativa e rafforza il ruolo degli strumenti urbanistici locali, sottolineando un “recepimento selettivo” delle norme nazionali.
A seguire, Maria Laura Orrù (Avs) ha parlato di “un piccolo ma necessario primo passo” verso un riordino legislativo più ampio, che tenga conto delle sfide moderne delle città e della necessità di un approccio integrato all’urbanistica.
Più critico il capogruppo dei Riformatori, Umberto Ticca, che ha definito il ddl “una ratifica tardiva” e denunciato il mancato ascolto degli operatori del settore: “Un anno di ritardo significa un anno di investimenti bloccati. L’Ance Sardegna ha fatto osservazioni puntuali, ma nel testo non se ne trova traccia”.
Preoccupazioni anche da Forza Italia, con il capogruppo Angelo Cocciu che ha accusato la Giunta di aver prodotto una norma “più restrittiva di quella nazionale”, e ha invocato un recepimento integrale del “salvacasa”. Sullo stesso tono Paolo Truzzu (FdI), che ha chiesto maggiore apertura al dialogo e ha annunciato l’astensione del suo gruppo, segnalando “il rischio concreto di impugnazioni costituzionali, in particolare sul tema dell’agibilità dei locali di 20 metri quadrati”.
A difendere l’impianto del provvedimento è stato l’assessore all’Urbanistica Francesco Spanedda, che ha chiarito come il testo si limiti al campo edilizio e non coinvolga la pianificazione urbanistica: “Si tratta di un’operazione di aggiornamento e coordinamento tra la legge regionale 23 e il Testo unico nazionale dell’edilizia. Abbiamo escluso alcune norme del ‘salvacasa’, come il cambio di destinazione d’uso, in quanto già regolato da norme regionali più avanzate”.
L’assessore ha poi sottolineato l’apertura al confronto con il Governo e il fatto che molte osservazioni degli stakeholder siano già state accolte o siano al vaglio per eventuali integrazioni future.
Il relatore di maggioranza Gigi Piano (Pd) ha espresso poi fiducia sull’impianto della legge: “Non è un testo restrittivo ma una norma di semplificazione, che potrà risolvere molti problemi dei cittadini e avvicinare la Sardegna a un Testo unico organico sull’edilizia”.
Sulla questione dei locali di 20 metri quadrati è intervenuta nuovamente Orrù (Avs), difendendo la scelta di puntare sulla qualità abitativa per le fasce sociali più fragili. Di segno opposto il giudizio Antonello Floris (FdI), secondo cui “la competenza in materia resta ai comuni” e “non vale la pena rischiare l’impugnazione”. Sulla stessa linea Alberto Urpi (Sardegna 20Venti), che ha motivato l’astensione del suo gruppo. Un’occasione mancata, secondo il consigliere, che ha invocato un approccio più pragmatico e aderente alla realtà: “Non possiamo permettere che i cittadini rinuncino a ristrutturare le proprie case per paura della burocrazia. È qui che si gioca la vera sfida contro lo spopolamento e le emergenze sociali”.
Urpi ha poi sollevato un tema sociale spesso trascurato: l’esclusione degli immobili sotto i 28 metri quadrati dai criteri di agibilità, misura che rischia di penalizzare le persone più fragili. “La Giunta dice no all’agibilità per unità di piccole dimensioni, ma pensiamo a chi è in difficoltà economica: padri o madri separati, giovani, immigrati, studenti. Perché non possono usare un piccolo immobile, di proprietà o in affitto, per costruirsi un nuovo inizio?”.
Al termine degli inteerventi, il voto sul passaggio agli articoli si è concluso con 24 voti favorevoli, 1 contrario e 20 astenuti. La Quarta Commissione si riunirà domani mattina per esprimere il parere sugli emendamenti. L’esame del provvedimento riprenderà giovedì 12 giugno alle ore 10.
