15 Settembre 2026
Europa

Salute pubblica nell’UE: cresce il rischio che la sanità sparisca nel grande calderone della competitività.

Per sette anni, dal 2021 al 2027, l’Unione europea ha avuto per la prima volta nella sua storia un programma dedicato esclusivamente alla salute pubblica: EU4Health, dotato di 4,6 miliardi di euro e costruito sull’onda dello choc pandemico. Dalla prevenzione delle malattie oncologiche alla resistenza antimicrobica, dalla salute mentale alla digitalizzazione dei sistemi sanitari, EU4Health ha rappresentato una scommessa politica precisa: la salute è una priorità europea, non solo nazionale.

Dal 2028, quella scommessa potrebbe non essere rinnovata alle stesse condizioni. La proposta della Commissione per il prossimo quadro finanziario pluriennale, che coprirà il periodo 2028-2034, non prevede più un programma dedicato alla salute. Al suo posto, la sanità viene assorbita all’interno del nuovo Fondo europeo per la competitività (ECF), un contenitore da 451 miliardi che ingloba 14 programmi esistenti in un’unica struttura articolata in quattro grandi finestre tematiche. La salute condivide la sua finestra con biotecnologie, agricoltura e bioeconomia, con una dotazione indicativa di 20 miliardi, ma senza alcuna garanzia che quella cifra vada effettivamente alla sanità pubblica.

Un fondo per tutto, una priorità per niente.

Il problema, ricordano le esperte Ioana-Alice Postu ed Evelyne Anna Vande Lanoitte, non è solo contabile. È politico e strutturale. EU4Health aveva obiettivi specifici, azioni eleggibili dettagliate, vincoli di spesa chiari: almeno il 20% del budget riservato alla prevenzione e promozione della salute, tetti massimi per gli acquisti d’emergenza e per le iniziative internazionali, indicatori di performance misurabili. Il nuovo ECF, invece, si muove a un livello di generalità molto più alto, enunciando obiettivi ampi senza specificare quali azioni concrete potranno essere finanziate né in quale misura.

Il rapporto del Parlamento europeo che analizza le priorità di salute pubblica nei due quadri finanziari, quello attuale e quello proposto, è esplicito sul punto: questa mancanza di specificità “non è meramente tecnica, ma crea un rischio di frammentazione delle priorità di salute pubblica che potrebbe indebolire la coerenza dell’azione UE” nel settore. In altre parole, senza un’allocazione vincolata, i fondi rischiano di disperdersi tra decine di iniziative diverse, lasciando senza copertura proprio quelle aree, prevenzione, malattie rare, salute mentale, che necessitano di finanziamenti stabili e prevedibili nel tempo.

Il cancro nel calderone del fondo omnibus.

Un caso emblematico è quello della lotta contro il cancro. Il Piano europeo per la lotta al cancro, lanciato nel 2021 con una dotazione di 4 miliardi di euro e un orizzonte temporale fino al 2027, ha rappresentato uno degli interventi più strutturati e visibili della politica sanitaria europea. I risultati sono stati significativi: al dicembre 2024, oltre il 90% delle azioni previste risultava concluso o in corso di realizzazione.

Nel nuovo ECF, il cancro è citato tra le attività specifiche della finestra salute, ma senza un budget dedicato e senza la visibilità garantita da un piano autonomo. Il problema è che i numeri parlano chiaro: secondo il Centro Comune di Ricerca della Commissione europea, entro il 2040 le diagnosi di tumore nei Paesi UE e EFTA sono destinate ad aumentare del 19%, mentre i decessi per cancro cresceranno del 27%. Di fronte a queste proiezioni, il rischio che la lotta al cancro si perda all’interno di un fondo generalista desta legittime preoccupazioni.

Il Parlamento europeo ha già alzato la voce: nella risoluzione del 12 febbraio 2026 in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, l’assemblea ha chiesto esplicitamente la piena attuazione del Piano europeo per la lotta al cancro nel periodo 2028-2034 e l’istituzione di un programma sanitario dedicato, con una dotazione finanziaria specifica.

I risultati di EU4Health: luci e ombre.

La valutazione intermedia del programma EU4Health per il periodo 2021-2024, pubblicata dalla Commissione nel novembre 2025, offre un quadro a luci e ombre che contribuisce ad alimentare il dibattito sul futuro dei finanziamenti sanitari europei.

Sul fronte positivo, due indicatori chiave hanno già superato i loro obiettivi: 24 Stati membri hanno adottato buone pratiche per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie, quattro in più rispetto al target fissato per il 2030, e 2,2 milioni di pazienti sono stati diagnosticati e trattati attraverso le Reti di riferimento europee, superando l’obiettivo di 2 milioni fissato per il 2027.

Sul fronte negativo, tre indicatori mostrano risultati preoccupanti: la sicurezza delle catene di approvvigionamento farmaceutico, la formazione del personale sanitario e il numero di studi a supporto delle politiche sanitarie europee hanno raggiunto solo un quarto degli obiettivi previsti per il 2027. Segnali che indicano dove il programma ha faticato a tradurre gli stanziamenti in risultati concreti, e che alimentano le riflessioni su come strutturare meglio il successivo ciclo di finanziamenti.

Sul fronte della preparedness, invece, i risultati sono stati significativi: quasi due terzi del budget EU4Health 2024 è andato alla preparazione e risposta alle crisi sanitarie, finanziando tra l’altro l’acquisto rapido di vaccini contro il vaiolo delle scimmie e il potenziamento dei sistemi di sorveglianza. La lotta alla resistenza antimicrobica ha ricevuto circa 87 milioni per rafforzare le infrastrutture nazionali di sorveglianza e 50 milioni per un’azione congiunta che ha coinvolto tutti gli Stati membri, un risultato rilevante, considerando che ogni anno nell’UE oltre 35.000 persone muoiono per infezioni resistenti agli antibiotici.

Un’area che rischia di subire un impatto particolarmente rilevante dalla riorganizzazione dei fondi è quella della preparazione alle emergenze sanitarie. Nel nuovo MFF, questa funzione viene affidata principalmente al meccanismo aggiornato di protezione civile dell’Unione (UCPM+), dotato di 10,5 miliardi di euro, che assorbe anche le competenze di risposta alle crisi sanitarie transfrontaliere. L’integrazione in un unico strumento di protezione civile e risposta sanitaria ha una sua logica, le crisi pandemiche e quelle ambientali si intrecciano sempre più strettamente, ma comporta anche il rischio di perdere la specificità dell’approccio sanitario all’interno di una cornice più ampia.

Il Parlamento europeo: “Serve una dotazione vincolata”.

Di fronte a queste preoccupazioni, la commissione SANT del Parlamento europeo si è mossa con determinazione. Nella sua opinione sull’ECF, esaminata il 24 febbraio 2026, il relatore ha proposto di introdurre una dotazione finanziaria vincolata per le azioni corrispondenti agli obiettivi del programma EU4Health, in sostanza, di reintrodurre all’interno del grande fondo per la competitività una sorta di “recinto” dedicato alla salute pubblica, con risorse garantite e non suscettibili di essere dirottate verso altre priorità.

È una battaglia ancora aperta. Le negoziazioni sul prossimo MFF si annunciano lunghe e complesse, con il Consiglio europeo che non adotterà una prima posizione prima di giugno 2026 e il Parlamento che voterà il suo rapporto intermedio a maggio. La posta in gioco è alta: si tratta di decidere se la lezione del COVID-19, che aveva dimostrato quanto fosse strategica la capacità europea di rispondere in modo coordinato alle crisi sanitarie, verrà davvero incorporata nelle strutture permanenti dell’Unione, o se rimarrà un’esperienza eccezionale destinata a sbiadire nel tempo.

foto Ministero della Salute