PoliticaSardegna

Salute mentale, l’allarme degli esperti: “Con il nuovo Ddl a rischio l’assistenza ai minori”.

La riforma della salute mentale, così come delineata nei disegni di legge in arrivo alla Commissione Affari Sociali del Senato, rischia di colpire duramente l’assistenza ai bambini e agli adolescenti con disturbi neuropsichici. A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che definisce “profondamente preoccupanti” le conseguenze che il testo base, a partire dal Ddl Zaffini, potrebbe avere sull’intero sistema dei servizi dedicati ai più giovani.

Sono oltre 2 milioni i bambini e gli adolescenti in Italia che soffrono di disturbi neuropsichici e già oggi l’accesso all’assistenza è spesso parziale e disomogeneo sul territorio. Tra carenze strutturali e aumento delle richieste, il modello emergente dal Ddl rischia di aggravare una situazione già critica.

Il disegno di legge, sottolineano gli esperti, appiattisce infatti il concetto di assistenza mentale alla sola psichiatria adolescenziale, immaginando addirittura la creazione di nuovi servizi per la fascia 14-25 anni. Una scelta che, secondo la Società Italiana, rappresenta un pericoloso arretramento: rischia infatti di compromettere la cura e la riabilitazione di centinaia di migliaia di minori, molti dei quali affetti da disturbi ben più ampi dei soli disagi psichiatrici.

Autismo, disabilità complesse, disturbi del linguaggio, malattie rare, epilessia, paralisi cerebrali infantili, tumori cerebrali, depressione, disturbi alimentari e comportamenti autolesivi: sono solo alcune delle condizioni seguite quotidianamente dai servizi di neuropsichiatria infantile, che richiedono un approccio altamente specializzato e multidisciplinare.

I bambini e gli adolescenti non sono adulti in miniatura e, in pratica, ogni intervento deve essere costruito intorno al loro sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale, in sinergia con famiglia, scuola e ambiente di vita”. Questo, in sintesi, il pensiero della Società Italiana.

Accorpare obbligatoriamente i servizi sarebbe insomma controproducente e minerebbe la continuità di cura in un momento delicato come il passaggio alla maggiore età, frammentando ulteriormente il percorso assistenziale.

A rendere ancora più critico il quadro è la carenza di posti letto: in Italia sono appena 403 le degenze dedicate alla neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, a fronte di un fabbisogno stimato in almeno 700. Il risultato? Troppi ragazzi vengono ricoverati in reparti per adulti, con esiti talvolta drammatici.