Salute mentale e condizioni abitative degli studenti, l’UE (e i Paesi membri) fa veramente poco.
La salute mentale e le condizioni abitative degli studenti universitari in Europa rappresentano un problema crescente, come evidenziato dal recente studio “Living Situations of Higher Ed Students”, secondo il quale il 78,4% degli studenti segnala un aumento di stress e ansia, mentre quasi il 10% ha contemplato il suicidio nell’ultimo anno, e circa un terzo fatica a pagare affitto e utenze, sotto la spinta dell’aumento dei costi energetici e del caro vita.
Interpellata dall’eurodeputato Victor Negrescu (S&D), la Commissione europea ha fatto il punto sulle poche iniziative in corso per il benessere degli studenti, a partire dal piano europeo per l’alloggio accessibile (del quale pochi sono a conoscenza) mirato ad aumentare l’offerta di abitazioni “sostenibili e a prezzi contenuti” e l’InvestEU per la progettazione e realizzazione di strutture residenziali universitarie.
Criticabile, secondo alcuni, è anche l’entità del fondo per gli alloggi sociali che, per il bilancio 21-27, è pari a 7,5 miliardi di euro. “Quattro soldi” in confronto ai miliardi bruciati dalla Commissione Ue per la cooperazione internazionale con Paesi extra Ue privi della minima sensibilità verso, per esempio, lo Stato di diritto.
A chiudere il palinsesto della gamma di “iniziative turgide e di impatto” per i giovani studenti europei della Commissione Ue, la “comunicazione sul benessere mentale” e programmi (sempre più discriminatori, poco trasparenti e inaccessibili) come l’Erasmus+.
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