Salute a scuola: 4 studenti su 10 fanno merenda con snack delle macchinette, frutta quasi assente.
Quattro studenti su dieci in Italia fanno abitualmente merenda con prodotti confezionati acquistati ai distributori automatici nelle scuole. È quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè diffusa in occasione del lancio del Manifesto di Udine per l’Educazione Alimentare nelle Scuole.
Secondo i dati, il 40% degli alunni consuma regolarmente snack dolci o salati, bevande gassate o energetiche durante l’orario scolastico, con potenziali conseguenze negative per la salute e lo sviluppo. La frutta fresca è presente in appena 1 distributore automatico su 100, mentre yogurt e latte raggiungono una quota minima del 2%. Dominano gli snack ipercalorici: dolci nel 77% dei casi, salati nel 76%, evidenziando una carenza cronica di opzioni salutari.
La qualità del cibo servito nelle mense scolastiche resta un nodo critico: solo un genitore su tre (32%) si dichiara soddisfatto dei pasti offerti, nonostante il costo medio mensile superi gli 80 euro. A peggiorare il quadro, la diffusione di pasti ultraprocessati, spesso impiegati nei grandi appalti della ristorazione scolastica per ragioni economiche e logistiche. L’analisi della Fondazione Aletheia sottolinea la presenza di alimenti industriali come bastoncini di pesce con più panatura che pesce, polpette di carne ricostituita, purè liofilizzato, merendine confezionate e prodotti contenenti additivi, conservanti e oli vegetali raffinati.
“È urgente riformare l’offerta alimentare nelle scuole italiane — dichiara Coldiretti — promuovendo il cibo naturale, stagionale e locale, in contrapposizione ai prodotti industriali che affollano distributori e mense”. Un grido d’allarme condiviso anche dalle famiglie, sempre più preoccupate per l’impatto che l’alimentazione scolastica ha sulla salute dei propri figli.
