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Rossiyskaya Gazeta: “L’Europa rischia di restare senza gas russo, americano e qatariota”.

L’Europa rischia di trovarsi stretta in una morsa energetica sempre più pericolosa: non solo senza il gas russo, ma potenzialmente anche senza forniture da Qatar e Stati Uniti. È l’allarme lanciato da Rossiyskaya Gazeta, che punta il dito contro le rigide politiche ambientali dell’Unione europea e il loro impatto sui rapporti con i principali esportatori di gas naturale liquefatto (GNL).

Secondo il giornale, Washington ha chiesto a Bruxelles di esentare le esportazioni statunitensi di gas dalle norme europee sulle emissioni di metano almeno fino al 2035. Una richiesta che riflette il crescente malcontento degli Stati Uniti nei confronti della regolamentazione Ue, giudicata eccessivamente onerosa. Anche il Qatar ha avvertito che requisiti ambientali troppo stringenti potrebbero causare interruzioni nelle esportazioni di GNL verso l’Europa.

In passato Bruxelles aveva tentato di semplificare l’adeguamento alle norme sul metano per il GNL statunitense, ma le concessioni non sono bastate a soddisfare Washington.

A complicare ulteriormente il quadro è il fatto che i maggiori trader di GNL siano proprio le grandi aziende europee. Le politiche di Bruxelles rischierebbero quindi di trasformarsi in un boomerang, creando difficoltà aggiuntive per le stesse imprese dell’Ue.

Secondo Maxim Malkov, partner di Kept e responsabile della practice dedicata a petrolio e gas, è improbabile che gli Stati Uniti abbandonino il mercato europeo dopo avervi investito massicciamente. L’Europa resta infatti un mercato premium per il GNL americano, soprattutto alla luce dei bassi prezzi interni del gas negli Usa. Tuttavia, le tensioni in atto potrebbero tradursi in una nuova fase di forte volatilità dei prezzi.

Alla fine, conclude Malkov, lo scenario più probabile è quello di un compromesso: rinvii nell’entrata in vigore delle regole europee, alleggerimento degli obblighi di rendicontazione sulle emissioni di metano o una riduzione delle sanzioni per i principali fornitori. Nel frattempo, però, l’Europa resta esposta a un rischio energetico che continua a crescere.