13 Aprile 2026
Politica

Roma non impugna le leggi sarde: via libera al bilancio regionale e alle norme su personale e alloggi storici

Il Governo nazionale ha deciso di non impugnare tre leggi approvate dalla Regione Sardegna lo scorso 6 febbraio 2026, ovvero la numero 2, 3 e 5. Una scelta che, nel silenzio delle cronache quotidiane, vale la pena registrare: significa che Roma non ha ravvisato profili di incostituzionalità o conflitti con la legislazione statale nei provvedimenti varati dall’assemblea regionale sarda. Un caso più unico che raro guardando ai rapporti tra Stato e Regione.

Le tre leggi nel dettaglio.

Il primo provvedimento è la legge regionale n. 2, che approva il bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Sardegna, l’atto fondamentale con cui l’amministrazione regionale definisce le proprie priorità di spesa per il triennio. Il fatto che Roma non l’abbia contestata significa che l’impianto finanziario reggista ha superato il vaglio del Governo centrale senza rilievi.

Il secondo è la legge regionale n. 3, che interviene in materia di personale e dispone la proroga di graduatorie, uno strumento tecnico ma tutt’altro che secondario, che riguarda direttamente le aspettative di migliaia di lavoratori in attesa di collocamento o stabilizzazione nel pubblico impiego sardo.

Il terzo provvedimento è forse il più denso di significato storico: la legge regionale n. 5 introduce disposizioni straordinarie per la regolarizzazione e il trasferimento in proprietà delle aree e degli alloggi assegnati nei Comuni di Gairo, Cardedu e Osini a seguito della devastante alluvione del 1951 e mai formalmente trasferiti ai legittimi assegnatari nei settantacinque anni successivi. Una ferita burocratica aperta da tre quarti di secolo che la Regione ha scelto di sanare, e che il Governo non ha ritenuto di ostacolare.

foto Governo.it licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT