16 Settembre 2026
Sardegna

Rivolta negli Hotspot, ANIP: “I casi di Macomer e Monastir impongono di ripensare la gestione dei grandi centri di accoglienza”

Dopo la rivolta scoppiata nel Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Macomer, culminata con l’incendio di parte della struttura e il coinvolgimento di 17 dei 41 migranti presenti, il sindacato di polizia ANIP – Italia Sicura torna a chiedere una revisione del sistema di gestione dei grandi centri di accoglienza e trattenimento.

In una nota indirizzata al ministro dell’Interno e al capo della Polizia, il sindacato sostiene che quanto accaduto a Macomer rappresenti un campanello d’allarme che non può essere ignorato e richiama l’attenzione anche sulla situazione di Monastir, dove tra il Centro di prima accoglienza e la struttura destinata ai richiedenti protezione internazionale sono ospitate complessivamente circa 600 persone.

Secondo ANIP, pur trattandosi di strutture con finalità giuridiche differenti, la concentrazione di un numero elevato di persone per periodi prolungati può generare criticità sotto il profilo della sicurezza, con ripercussioni sui cittadini, sulle forze dell’ordine e sul personale impiegato nei centri.

Il sindacato ricorda di aver già segnalato nei mesi scorsi le criticità dell’hotspot di Monastir, chiedendo un rafforzamento degli organici delle forze di polizia. Una richiesta che, sottolinea ANIP, ha portato all’assegnazione di 30 nuovi agenti alla provincia di Cagliari, provvedimento accolto positivamente e per il quale viene espresso un ringraziamento al sottosegretario all’Interno Nicola Molteni. L’organizzazione sindacale evidenzia di aver richiesto almeno 20 unità aggiuntive, ritenute indispensabili per rafforzare il dispositivo di sicurezza.

Nella nota viene inoltre sostenuto che la gestione dell’ordine pubblico all’interno delle strutture destinate al trattenimento di persone private della libertà personale non possa essere affidata esclusivamente ai gestori privati o alle cooperative, ma debba essere garantita da personale dello Stato con una formazione specifica per operare in contesti detentivi.

ANIP cita come esempio il centro italiano realizzato in Albania, dove l’impiego della Polizia Penitenziaria viene indicato come un modello efficace sotto il profilo della sicurezza. Analogamente, il sindacato richiama quanto avvenuto a Macomer, evidenziando come la situazione sia stata riportata sotto controllo grazie all’intervento del XIII Reparto Mobile della Polizia di Stato di Cagliari, intervenuto con personale specializzato nelle operazioni di contenimento e ripristino dell’ordine pubblico.

Per il sindacato è necessario intervenire anche sul piano organizzativo, riducendo i tempi di permanenza nei centri, accelerando le procedure amministrative previste dalla normativa e razionalizzando la spesa pubblica destinata al sistema dell’accoglienza. Secondo ANIP, permanenze troppo lunghe favoriscono infatti l’aumento delle tensioni interne e dei rischi per la sicurezza.

L’obiettivo, conclude la nota, deve essere quello di conciliare il rispetto della dignità delle persone ospitate con la tutela della sicurezza collettiva, degli operatori delle forze dell’ordine e del personale che lavora nelle strutture. Per questo il sindacato chiede interventi strutturali, un maggiore impiego di personale qualificato e procedure più rapide, annunciando che continuerà a monitorare la situazione e a sollecitare le istituzioni affinché vengano adottate misure efficaci e sia riconosciuta la professionalità degli operatori di polizia intervenuti nelle recenti emergenze.