Ritorno in Sardegna: il paradosso dei giovani under 35 tra emigrazione e opportunità
Tempi di vacanze pasquali, tempi di riflessioni sulla perdita di popolazione giovanile nell’Isola. Regione, diciamo la verità sulla base della quotidiana osservazione e conferma statistica, sempre meno capace di attrarre e trattenere i propri giovani talenti.
Negli ultimi dieci anni, giusto rimarcarlo in tempi di “decadute” che celebrano l’approvazione di una pessima manovra finanzairia, la Sardegna ha assistito a una significativa perdita della sua popolazione giovanile. Secondo i dati più recenti, tra il 2013 e il 2023, l’isola ha registrato una diminuzione di circa 64.000 giovani tra i 15 e i 34 anni, con un calo del 18,4% . Questo fenomeno ha interessato in particolare le province del Sud Sardegna (-25,4%), Oristano (-23,4%), Nuoro (-18,9%), Sassari (-14,7%) e Cagliari (-14,6%).
Carenza di opportunità lavorative, scarsità di servizi e risorse economiche sprecate – in finanziaria e assestamento di bilancio per soddisfare i desiderata dei 60 consiglieri/e regionali – sono alcune delle cause di questo fenomeno. Perchè poi sorprendersi o, peggio, parlare di “Sardegna come luogo di opportunità” se molti giovani sardi, dopo aver completato gli studi, scelgono di trasferirsi verso altre regioni italiane o all’estero in cerca di migliori prospettive. Per quale motivo continuare a fare spallucce se dal 2011 al 2023, il saldo migratorio negativo ha visto la partenza di oltre 12.600 giovani tra i 18 e i 34 anni, con un picco di 1.222 nel 2019? Non si fa così schifo la classe dirigente regionale? Eppure dovrebbe!
Dati allarmanti, verso i quali la bassa politica negli ultimi anni non è andata oltre le iniziative estemporanee, come il bonus di 15.000 euro per trasferirsi in zone rurali e il finanziamento di programmi di formazione milionari senza capo ne coda.
Iniziative, lo capirebbe anche un sostenitore del Campo largo, incapaci di invertire la tendenza demografica in corso. E, secondo le proiezioni più recenti, entro il 2044 la Sardegna perderà circa 80.000 giovani under 35, con un calo del 54,3% rispetto al 2004. Cosa ne sarà della competitività isolana? Come si manterrà il piccolo commercio locale? Quante scuole si dovranno chiudere nei prossimi anni? Domande, come confermato anche da quest’ultima manovra finanziaria approvata dal pessimo Consiglio regionale – per i giovani solo corsi di teatro e poche altre puttanate -, troppo complesse per la mediocre classe dirigente isolana.
